A. Sinopoli ▸ Il cinema che ci cambia lo sguardo

di Pier Maria Mazzola
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È sempre raro veder passare sugli schermi dei film africani, ma le occasioni di festival e rassegne si moltiplicano dappertutto. E ormai il cinema è fruibile in cento modi, anche grazie alla rete. Ecco una carrellata di occasioni, dall’Africa all’Europa, Italia compresa. Save the date.

Il cinema è, tra le varie forme artistiche, sicuramente la più indicata a cambiare in modo rapido – si spera – e massivo la percezione sul continente africano. Ma anche a generare flussi di denaro e nuovi abbonati per pay tv e canali satellitari oppure online.

Non a caso sia l’industria cinematografica africana che quella occidentale stanno investendo in nuove iniziative, spazi ed eventi che mettano in risalto il talento, le storie, le capacità narrative – a tutti i livelli che il mezzo consente – degli africani.

Sguardi rivolti in Burkina Faso, per esempio, dove il prossimo anno si celebrerà – dal 23 febbraio al 2 marzo –  il cinquantesimo anniversario della creazione del FESPACO (Festival panafricano del cinema e della televisione di Ouagadougou), che ancora oggi – dal 1969 – rimane la principale vetrina mondiale del cinema e dell’audiovisivo africano e il principale appuntamento  per professionisti, amatori, giovani talenti della pellicola e, da qualche anno, del digitale.

Nel frattempo si va a Londra, dove dal 2 all’11 novembre la Royal Society Africa propone Film Africa. Proiezioni, eventi, dibattiti, workshop che non lasceranno fiato, sia per il fitto programma, sia per la qualità della programmazione. Che prevede anche il Baobab Award per il miglior cortometraggio. I registi finalisti di quest’anno provengono da Giamaica, Ghana, Uganda, Ruanda, Nigeria, Egitto.

Tra gli appuntamenti italiani l’evento “storico” (giunto alla sua 38ª edizione) è il Festival del cinema africano che si tiene ogni anno a Verona, quest’anno dal 9 al 18 novembre.  Uno degli omaggi, sorta di prefestival, è dedicato a due dei più importanti esponenti del cinema africano, il burkinabè Idrissa Ouédraogo, scomparso quest’anno a febbraio, e il senegalese Djibril Diop Mambéty (morto dieci anni fa), autodidatta, considerato tra i più originali, visionari e sperimentali registi africani.

Sempre in Italia non mancano le manifestazioni del genere, tra cui, a Milano, da quasi trent’anni il ricco Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina (segnare sull’agenda 2019: 23-31 marzo), e, nella capitale, l’estivo (luglio) RomAfrica Film Festival. Non rimane indietro una città universitaria come Bologna, dove, nella prestigiosa Cineteca Lumière (ma per iniziativa di un’associazione studentesca) si è appena svolta la 13ª edizione di CinemAfrica, una rassegna che dura “solo” un lungo weekend e la cui peculiarità è il pubblico: totalmente di giovani.

Sempre a livello europeo sono molti gli eventi annuali dedicati alla settima arte in versione africana. Quello spagnolo, il Festival de Cine Africano, FCAT (prossima edizione, 26 aprile-4 maggio), che si svolge tra Tarifa e Tangeri. Un interessante contributo all’immagine del Nord Africa e luogo d’incontro tra le culture del Sud della Spagna e del Marocco, unite dallo stretto di Gibilterra. Su territorio tedesco, invece, vanno segnalati l’Africa Festival a Würzburg, in Baviera –edizione 2019 dal 30 maggio al 2 giugno – e l’Afrika Film Festival Köln, la cui ultima edizione si è tenuta lo scorso settembre e altri dieci giorni sono già in calendario per il settembre 2019. In Svizzera, a Winterthur, da circa un quarto di secolo si tiene l’Afro Pfingstein, dove il cinema ha il suo spazio in un contesto più ampio comprendente la musica e la filosofia: prossima edizione dal 4 al 10 giugno 2019.

Molti anche gli eventi in Inghilterra e Irlanda. Oltre al citato Film Africa va ricordato Africa in Motion in Scozia, la cui edizione 2018 è in questi giorni in corso a Edimburgo e a Glasgow, fino al 4 novembre. Inaugura proprio il 4 novembre, invece, Afrika Eye Festival a Bristol. Anche in questo caso una settimana di eventi, discussioni ed esibizioni che fanno da corollario alle proiezioni.  Si è svolto a giugno, e si attende quindi la prossima edizione, il Galway African Film Festival in Irlanda, mentre a Cambridge si conclude il 1° novembre la 17ª edizione del Cambridge Africa Film Festival.

È da tempo che l’Africa coltiva un mercato e una passione che incrocia persone di diversa estrazione, interessi, culture. Grazie anche alle nuove tecnologie, e alla diffusione di internet e smartphone.  All’ascesa e boom del cinema africano popolare attraverso le produzioni Nollywoodil cui mercato su smartphone e cellulari genera circa 7 miliardi all’anno – e alle tivù on demand. Un esempio di forte successo è irokotv.com con un’offerta di oltre 4000 titoli da guardare in tivù, sul computer o anche sul cellulare. O anche AfriDocs, che offre gratuitamente la visione di film e documentari in streaming collegandosi dall’Africa. Quest’ultimo è anche partner di un nuovo progetto Generation Africa, una serie di documentari per raccontare il fenomeno migratorio da una prospettiva diversa, quella dei giovani africani.

E che l’Africa abbia molto da dire lo sanno bene i produttori e i canali occidentali che guardano al continente per rilanciare i propri pacchetti di offerte e aumentare il numero di sottoscrittori. È il caso di Vivendi, pay tv company di Channel+, che ha realizzato la sua prima serie originale prodotta in Africa, Invisibles. Ma sono in lavorazione altre due serie, un dramma poliziesco in Senegal, Sakho e Mangane, e una serie d’azione, African Special Forces, coprodotta con una tivù marocchina. Realizzare film e documentari in Africa costa molto meno che in Europa, ha dichiarato lo stesso produttore di Invisibles, che costerà circa 1 milione di dollari. Si tratta della storia di una gang di giovani violenti a Yopougon (Abidjan, Costa d’Avorio). 10 episodi di 52 minuti che, oltre a raccontare una storia vera dal continente africano, ha l’obiettivo dichiarato di raggiungere 1,5 milioni di sottoscrittori a Canal+ entro il 2020.  Se è così, l’Africa non è solo fucina di talenti, ma un mercato che nessuno vorrà più lasciarsi sfuggire. Black Panther della statunitense Marvel è stato, in fondo, la punta di un diamante le cui sfaccettature sono ancora tutte da scoprire. E, soprattutto, sono custodite nel continente africano.

Foto: Idrissa Ouédraogo (a sinistra) e Djibril Diop Mambéty


Antonella Sinopoli. Giornalista professionista e videomaker, è cofondatrice e direttrice responsabile di Voci Globali. Scrive di Africa anche su Ghanaway. Ha fondato il progetto AfroWomenPoetry con l’obiettivo di dare spazio e voce alle donne poete africane. Vive tra il Ghana e l’Italia.

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