Ebola, l’Uganda ha introdotto 21 giorni di quarantena per chi arriva dalla Repubblica Democratica del Congo

di Tommaso Meo

Il ministero della Salute dell’Uganda ha annunciato ieri che i cittadini ugandesi che rientrano nel Paese e che di recente hanno viaggiato nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) dovranno rispettare una quarantena di 21 giorni.

L’Uganda si trova al centro delle polemiche dopo che la moglie 42enne di un diplomatico svizzero è rientrata dall’Uganda ad Abuja, Nigeria, via Addis Abeba il 3 ottobre, manifestando sintomi e risultando positiva a un test per Ebola una decina di giorni dopo. Questa mattina la paziente, clinicamente migliorata, è stata evacuata con un aeroambulanza verso la Svizzera.

Su come e dove la donna si sia infettata rimangono ancora dei dubbi. Le autorità svizzere sostengono che la donna abbia contratto in virus in Uganda mentre il governo ugandese ha detto per giorni che avesse prima viaggiato in Rdc, salvo cambiare la versione proprio ieri, quando il ministro della Salute ugandese Chris Baryomunsi ha fatto sapere che alcuni parenti della donna, originari del West Nile, le avevano fatto visita a Kansanga, un sobborgo di Kampala. Pochi giorni prima queste persone erano state proprio in Repubblica Democratica del Congo.

Non è tuttavia il primo caso “sfuggito” al controllo ugandese: il primo paziente affetto da Ebola in Kenya aveva viaggiato dal Congo all’Uganda, per poi prendere un volo dall’aeroporto di Entebbe a Nairobi il 3 ottobre. L’uomo è deceduto due giorni dopo e un caso a lui correlato, che era in isolamento, è morto venerdì scorso. Sia il caso keniota che quello nigeriano hanno transitato per lo stesso aeroporto ugandese lo stesso giorno: tuttavia, ha spiegato il segretario del ministero della Salute di Kampala, tra i due casi non ci sarebbe stata alcuna interazione fisica, stando all’analisi della videosorveglianza commissionata per indagare su questi casi di contagio.

Il Kenya ha intanto dato la notizia della morte di un secondo paziente, che era già in isolamento perché entrato in contatto con il primo caso.

Ricostruire questi contagi è fondamentale anche per l’Africa Cdc, l’agenzia africana per le malattie infettive: un team di scienziati sarà inviato in Nigeria per contribuire a indagare su come il primo paziente del paese in oltre un decennio sia stato infettato. Il team sarà guidato da l’esperto congolese Jean-Jacques Muyembe, membro del gruppo di ricerca che ha scoperto l’esistenza del virus Ebola. Jean Kaseya, direttore generale dell’Africa Cdc, ha detto alla stampa questa mattina che ci sono «troppe incognite». Kaseya ha spiegato che, sebbene il sequenziamento genomico tra il caso keniano e quello nigeriano abbia dimostrato la somiglianza dei virus, questo non significava che uno dei pazienti avesse infettato direttamente l’altro.

L’epidemia di Ebola Bundibugyo in Congo ha causato quasi 10.000 casi e oltre 4.600 decessi nel Paese, diffondendosi in altri tre paesi africani: Kenya, Nigeria e Uganda. Si tratterebbe dell’epidemia di Ebola più esesa geograficamente della storia, in Africa. Attualmente non esiste un vaccino o una cura approvata per l’Ebola Bundibugyo.

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