di Enrico Casale
La destituzione di Ousmane Sonko da parte del presidente Bassirou Diomaye Faye segna la fine del tandem politico che aveva guidato la vittoria elettorale del 2024. Dopo mesi di tensioni interne, il Senegal entra ora in una fase di forte incertezza istituzionale, aggravata anche dalle dimissioni del presidente dell’Assemblea nazionale. Sullo sfondo resta il rischio di uno scontro aperto tra esecutivo e parlamento
La scena politica senegalese è stata scossa, venerdì, dal licenziamento del primo ministro Ousmane Sonko da parte del presidente Bassirou Diomaye Faye. L’evento, descritto dal giornale senegalese Le Quotidien come un vero «colpo di fulmine» istituzionale, segna la fine ufficiale del cosiddetto “Senegal a due teste” e l’apertura di una fase nuova e incerta del mandato presidenziale.
Come sottolineato dall’analisi di Le Quotidien, il decreto presidenziale che ha ufficializzato l’allontanamento di Sonko non è stato il prodotto di una crisi improvvisa, bensì il culmine di una lunga sequenza di attriti. L’analisi del quotidiano evidenzia come la rottura fosse latente già dal luglio 2025, quando Sonko, durante un evento politico, aveva apertamente lamentato «un problema di autorità» ai vertici dello Stato, lanciando un avvertimento diretto al presidente Faye sulla necessità di «prendersi le proprie responsabilità».
Il conflitto, stando a questa ricostruzione, si sarebbe è cristallizzato su due fronti principali. Le visioni divergenti sulla governance: mentre la Primature (l’ufficio del primo ministro) premeva per un’accelerazione radicale della revisione dei conti e per l’implementazione di riforme sistemiche dure, la Presidenza ha adottato un approccio più cauto, mirato a rassicurare i mercati internazionali e a preservare le relazioni con i partner tradizionali. L’instabilità istituzionale: l’analisi sottolinea come la postura politica di Sonko, caratterizzata da frequenti eccessi verbali e prese di posizione nette, fosse diventata, secondo alcune letture, un fattore di instabilità per il sistema istituzionale, rendendo il “tandem” esecutivo non più sostenibile.
Il licenziamento, secondo Le Quotidien, ha il merito di aver chiarito il piano istituzionale. Il presidente Faye ha ora ripreso la pienezza dei poteri conferitigli dalla Costituzione, ponendo fine alla coabitazione tra i due leader che aveva caratterizzato i primi anni del quinquennato.
L’analisi del quotidiano senegalese suggerisce che, pur in un clima di incertezza, questa decisione rappresenti un punto di non ritorno. Il presidente Faye ha scelto di riaffermare l’autorità presidenziale, chiudendo un capitolo politico contrassegnato da una danza tra i due vertici dello Stato e preparando il terreno per una nuova configurazione dell’esecutivo.
In un editoriale, anche Dakaractu ha commentato quanto accaduto il 22 maggio, descrivendolo come uno «shock» per una parte dell’opinione pubblica che aveva sostenuto il progetto politico comune incarnato dagli slogan «Sonko è Diomaye» e «Diomaye è Sonko». Secondo l’articolo, la rottura tra i due rischia di deludere il 54% dell’elettorato che aveva portato entrambi al potere nel marzo 2024 e apre interrogativi sul futuro politico del Paese. «Il duo Sonko-Diomaye è diventato una dualità» scrive Dakaractu, che si chiede poi: «Che posto occupa ancora il “Progetto” che univa Sonko e Diomaye?»
Intanto, la tempesta politica non sembra ancora essere finita: dopo il licenziamento di Sonko, domenica si è dimesso anche il presidente dell’Assemblea nazionale del Senegal, Malick Ndiaye. ll politico ha parlato di una scelta legata al «senso delle istituzioni» e all’«interesse superiore della Nazione» .
Secondo diversi osservatori, il passo indietro di Ndiaye potrebbe aprire la strada proprio a Sonko alla guida del Parlamento. Per farlo, l’ex primo ministro dovrebbe prima recuperare il seggio parlamentare ottenuto alle legislative del 2024. L’Assemblea nazionale dovrebbe pronunciarsi il 26 maggio, quando sarà scelto anche il nuovo presidente dell’aula. Con la larga maggioranza detenuta dal partito Pastef, un eventuale approdo di Sonko alla presidenza dell’Assemblea rischierebbe però di accentuare lo scontro con Faye e di aprire una fase di forte tensione istituzionale tra potere esecutivo e legislativo, mentre resta ancora incerta la composizione del nuovo governo.



