Dopo l’attacco dell’Isis nel Sahel, il capo di Stato maggiore italiano visita le truppe in Niger

di Tommaso Meo
Luciano Portolano in Niger

Il capo di Stato maggiore della Difesa italiana, generale Luciano Portolano, è stato in Niger tra ieri e l’altro ieri per visitare il contingente della Missione bilaterale di supporto (Misin), in una fase particolarmente delicata per la sicurezza del Paese. La visita arriva infatti a pochi giorni dall’attacco rivendicato dall’Isis nel Sahel (Issp) contro l’aeroporto internazionale Diori Hamadi di Niamey, avvenuto tra il 28 e il 29 gennaio.

Accolto dall’ambasciatore italiano Roberto Orlando e dal comandante della Misin, il generale Ivan Cioffi, Portolano ha incontrato i militari schierati presso l’aeroporto della capitale, ringraziandoli per il lavoro svolto in un contesto segnato da forti tensioni. Il contingente italiano è impegnato nel Paese in attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle Forze armate nigerine, della gendarmeria e delle Forze speciali, con l’obiettivo di rafforzare le capacità locali di sicurezza.

Nel corso della missione, si legge in una nota del ministero della Difea, non sono mancati i colloqui con i vertici militari nigerini, tra cui il capo di Stato maggiore Moussa Salaou Barmou. Le autorità di Niamey nel corso di questi incontri hanno ribadito l’interesse per la cooperazione con l’Italia, in particolare per la formazione avanzata in ambito medico, nel contrasto agli ordigni improvvisati e nell’addestramento delle Forze speciali.

In un contesto di crescente insicurezza, cha ha portato la comunità internazionale decidere l’evacuazione del persnale non essenziale, la Misin continua intanto le proprie attività sul terreno. I team di addestramento mobili lavorano su capacità operative come aviolancio, operazioni fluviali e supporto logistico, mentre i progetti di cooperazione civile-militare puntano a mantenere un canale di dialogo con istituzioni e comunità locali.

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