Un’avvocata congolese “rector” dell’Università di Edimburgo

di Stefania Ragusa
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Prima della 45nne Debora Kayembe, solo due altre donne si erano trovate a rivestire questo incarico di grande responsabilità nel prestigioso ateneo scozzese. Lei è la prima di origine africana. La sua nomina è stata notificata il 6 febbraio dall’università. Il rectore nelle università anglosassoni è un rappresentante degli studenti che«Sono lieta e profondamente onorata di essere la prima persona nera a ricoprire la carica di rector dell’Università di Edimburgo. Sono pienamente consapevole dell’importanza del mio ruolo in un momento così critico», ha dichiarato Kayembe. «Stiamo affrontando tante sfide: dalla pandemia covid-19 alle battaglie per la giustizia razziale e la resa dei conti del passato sulla scia dell’uccisione di George Floyd e la nascita del Black Lives Matter Movement. Il rispetto per i valori di umanità e gentilezza è al centro di tutto il mio lavoro e non vedo l’ora di lavorare con il personale, gli studenti e l’intera comunità universitaria, per garantire che tutti siano apprezzati».

L’impegno e l’esilio Nata e cresciuta a Kinshasa, in una famiglia benestante molto vicina a Mobutu, Kayembe “scopre” a 19 anni che, a poche centinaia di metri da casa sua, c’erano bambini che vivevano (o, meglio, sopravvivevano) con degli standard molto diversi dai suoi: nella miseria, senza cibo sufficiente, senza scuola. E non lo accetta. Si iscrive quindi a giurisprudenza, diventa un’attivista per i diritti umani e nel 2000 diventa un’avvocata specializzata in diritto internazionale. Sta lavorando con un’organizzazione specializzata in questioni internazionali, occupandosi di corruzione, quando l’allora presidente Joseph Kabila la nomina consigliera speciale alla Commissione per i diritti umani. Si trova così a condurre un’indagine su un massacro avvenuto a Bunia, capoluogo della provincia dell’Ituri. Raccoglie prove schiaccianti che inchioderebbero il governo dell’epoca e la sua vita si trova in serio pericolo. Kayembe lascia il Paese e ripara nel Regno Unito. È il 2005. Otterrà lo status di rifugiata e i documenti solo due anni dopo.

Il “nuovo corso” nel Regno Unito Grazie alla sua conoscenza delle lingue (oltre all’inglese, parla francese, lingala, kikongo e swahili), trova lavoro come interprete e traduttrice per la delegazione locale del ministero della Salute. Successivamente si mette in proprio e avvia una propria società di interpretariato. Nel 2011 si trasferisce in Scozia dove, a differenza dell’Inghilterra, il suo titolo professionale è riconosciuto. Nel 2012 lavora per lo Scottish Refugee Council e entra a far parte del suo consiglio di amministrazione. Nel 2016, viene chiamata a far parte della Royal Society of Edinburgh nella Commissione Africa. A luglio dello scorso anno, sulla scia del movimento Black Lives Matter,  lancia la campagna Freedom Walk, un movimento per i diritti civili e contro il razzismo.

In carica dal primo marzo Risale a una decina di giorni fa la notizia della sua nomina a rector all’Università di Edimburgo, una delle più prestigiose del Regno Unito, al 5 ° posto in Europa e al 20 ° nel mondo nelle classifiche QS World University. Il suo mandato è di tre anni. La sua agenda è incentrata sulla lotta al razzismo e la promozione della diversità nell’istruzione superiore. L’entrata in carica ufficiale è fissata il primo marzo.

(Stefania Ragusa)

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