Una donna simbolo delle proteste contro il regime del Sudan

di Raffaele Masto

Una donna sudanese sta diventando il simbolo delle proteste contro il presidente Omar al-Bashir. La popolazione che da settimane scende in piazza l’ha già soprannominata Kandaka, che significa “regina nubiana”. È stata immortalata in un video pubblicato su Twitter, che finora ha ottenuto centinaia di migliaia di visualizzazioni, mentre intona canti tradizionali che invocano il cambiamento nel suo Paese.

La donna dal tetto di un’auto guida i cori dei manifestanti: «La religione dice che se gli uomini vedono che qualcosa va male, non possono restare in silenzio», canta, mentre la gente risponde gridando a intermittenza la parola “Rivoluzione!”. Porta il thobe, un abito bianco tradizionale indossato in genere dalle donne che lavorano negli uffici. È clamoroso che in Sudan sia una donna a diventare il simbolo delle proteste. In questo Paese – profondamente musulmano –, infatti, le donne appaiono poco in pubblico e sono in secondo piano (se non addirittura nascoste) in tutte le vicende pubbliche. Nel video ogni tanto il velo le scivola dal capo, lei con calma se lo mette a posto. Anche questo un fatto clamoroso.

Kandaka era l’appellativo delle donne nubiane più valorose in Sudan, che una volta era il Regno di Kush, quello dei Faraoni Neri della 25esima dinastia, come Candace, regina di Nubia al tempo delle conquiste di Alessandro il Grande, che divenne il simbolo della lotta delle donne per i loro diritti nel Paese.

Questa donna e la sua protesta è diventata il modo più efficace di fare conoscere al mondo quella che qualcuno ha già definito la rivolta dei sudanesi contro il regime al potere dal 1989.

Da mesi i manifestanti chiedono le dimissioni di al-Bashir, padre-padrone del Paese da 30 anni, accusato di genocidio e crimini di guerra in Darfur dalla Corte Penale Internazionale. Da quando sono iniziate le proteste, a dicembre, 38 persone sono morte, secondo i dati ufficiali. Ma secondo Human Rights Watch il numero è molto più alto.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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