Un attivista tanzaniano è stato rapito in Kenya

di Tommaso Meo
Twaha Mwaipaya

Amnesty international ha denunciato il rapimento dell’attivista tanzaniano Twaha Mwaipaya da parte di da uomini armati a Kamulu, alla periferia di Nairobi, in Kenya. Secondo l’ong Mwaipaya sarebbe stato prelevato intorno alle 14:00 di domenica (ora locale) mentre si recava in taxi a trovare degli amici nella contea di Machakos.

Il rapimento è stato confermato anche dall’attivista tanzaniana Maria Sarungi, che vive a Nairobi e che a sua volta era stata rapita nella capitale nel gennaio 2025 e rilasciata poche ore dopo.

Mwaipaya è un difensore dei diritti umani e commentatore politico tanzaniano che ricopre il ruolo di coordinatore nazionale per la mobilitazione dell’ala giovanile del partito Chadema (Chama cha demokrasia na maendeleo), posizione che detiene dal 2019. Incarcerato nel 2022 per le sue critiche al governo, nel 2025 si era rifugiato in Kenya. Il partito è oggi nel mirino delle autorità tanzaniane: il suo leader, Tundu Lissu, si trova in carcere, a processo per alto tradimento. La vicenda Lissu è emblematica della forma autoritaria che ha preso il potere in Tanzani. Detenuto da aprile 2025, la sua sentenza è attesa per il 6 novembre. Rischia la pena di morte.

Ieri Lissu ha fatto sapere, tramite i suoi avvocati, che sta per intraprendere uno sciopero della fame: continua a chiedere di poter conferire liberamente con i suoi avvocati senza il rischio di essere intercettato o registrato dalle guardie. Il 16 ottobre, l’Alta corte tanzaniana gli ha dato ragione, ma la sentenza continua a non essere rispettata. Lissu avrebbe l’intenzione di interrompere l’assunzione dei farmaci, nonostante i rischi per la sua salute.

Fino al 2023 Lissu viveva fuori dal Paese.  È rientrato per effetto dell’apertura politica che, a parole, era stata manifestata dalla presidente Samia Suluhu Hassan. Tuttavia, in meno di un anno la situazione politica è nuovamente degenerata verso una chiusura autoritaria e, alla fine di ottobre 2025, le elezioni presidenziali sono state funestate da violente proteste e accuse di brogli. L’opposizione e gli attivisti per i diritti umani sostengono che circa 2.000 persone siano state uccise dalle forze di sicurezza. Secondo una Commissione d’inchiesta ufficiale, i morti sono stati 518.

Come Lissu, anche Mwaipaya è stato un critico esplicito dell’amministrazione della presidente Samia Suluhu Hassan. Il suo rapimento avviene in un contesto molto teso per la libertà degli attivisti.

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