Tunisia: un cimitero-giardino per i dannati del mare

di Valentina Milani
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Appena inaugurato e già mezzo pieno, un cimitero-giardino accoglie nel Sud della Tunisia le spoglie di migranti senza nome morti durante la traversata per l’Europa, per restituire loro dignità e un giorno, forse, anche un’identità. I migranti sepolti, “dannati del mare, hanno affrontato il Sahara, i criminali, i terroristi. Ho voluto farli andare in paradiso” dopo l’inferno della traversata, ha spiegato l’artista algerino, Rachid Koraichi, ideatore, realizzatore e finanziatore di questo “Giardino d’Africa”.

A questo scopo, alla fine del 2018 Koraichi ha acquistato a Zarzis, vicino al confine libico, il terreno circondato da ulivi, che sarà inaugurato oggi dalla direttrice dell’Unesco Audrey Azoulay.

“Donna, vestito nero, spiaggia Hachani”, “Uomo, maglia nera, spiaggia Hotel 4 stagioni”: sono oltre 200 le tombe bianche numerate già allineate, circondate da cinque ulivi, a simboleggiare i pilastri dell’Islam, e da dodici viti, quanti sono gli apostoli cristiani. Gelsomini, belladonna e altri arbusti profumano questo sito dove a volte i corpi arrivano in stato di decomposizione, dopo essere stati ripescati o portati a riva, nel Sud della Tunisia, dalle correnti marine.

Anche Koraichi, 74 anni, ha perso un fratello nel Mediterraneo. Il suo giardino vuole “aiutare le famiglie a piangere, sapendo che c’è un luogo di sepoltura dignitoso”. Ma il Giardino d’Africa “è anche un luogo simbolico, come la tomba del milite ignoto, perché tutti sono responsabili di questa tragedia”, ha sottolineato.

L’artista ha deciso di costruire, e finanziare integralmente, questo cimitero dopo essere venuto a conoscenza delle difficoltà del comune di Zarzis, che vive di pesca, nel dare sepoltura a tutti i corpi recuperati durante l’estate.

Dall’inizio degli anni 2000, il comune ha seppellito più di 1.000 migranti. “Molti dei giovani di Zarzis sono partiti per l’Europa via mare, ci sono stati dei morti, e quando vediamo questi migranti, vediamo i nostri figli”, ha detto alla France presse il sindaco, Mekki Lourraidh.

(Simona Salvi)

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