Sono 34 i rifugiati burundesi uccisi dalla forze di sicurezza il 16 settembre nel campo di rifugiati nei pressi del villaggio di Kamanyola, nella Piana di Ruzizi, nel Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo.
Secondo informazioni inviate da fonti della Chiesa locale all’Agenzia Fides, ad innescare la tragedia è stato l’arresto, nella notte del 13 settembre, di quattro burundesi, accusati di pattugliare il recinto del loro campo armati di bastoni, senza il permesso delle autorità locali. I quattro sono stati arrestati inizialmente dalla Direzione dell’Immigrazione di Kamanyola, poi sono stati consegnati alla sede locale del servizio di sicurezza, l’Agenzia di intelligence nazionale (ANR).
I rifugiati hanno spiegato che stavano facendo le ronde notturne perché erano stati informati di un probabile assalto al loro campo da parte di appartenenti alla milizia filo-governativa burundese, Imbonerakure.
La sera del 15 settembre i rifugiati burundesi hanno organizzato una manifestazione di massa per liberare i 4 detenuti di fronte alla sede della ANR. Nella prime ore del 16 la situazione è degenerata quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla, uccidendo 34 burundesi e ferendone un centinaio. Secondo le autorità si registrano un morto e alcuni feriti tra le forze di sicurezza, lasciando intendere che tra i rifugiati vi fossero persone armate. Secondo una nota inviata a Fides “è difficile confermare che i rifugiati detengano delle armi, perché gli agenti di sicurezza non avrebbero mai catturato dei rifugiati burundesi armati. Piuttosto occorre segnalare che la popolazione allude a dei burundesi (in armi) che operano nella Piana di Ruzizi, provenienti direttamente dal Burundi e che non si tratta dei rifugiati di Kamanyola”.
Le fonti di Fides sottolineano comunque che vi è diffidenza tra la popolazione nei confronti dei rifugiati burundesi, mentre le autorità locali non hanno intrapreso alcuna iniziativa per integrali nella società locale.
Più di 410.000 burundesi sono stati costretti a trovare rifugio nella RDC e in Tanzania (vedi Fides 26/5/2017) a causa delle violenze provocate dalla crisi scoppiata nel 2015 in seguito al conferimento del terzo mandato al Presidente Pierre Nkurunziza, in violazione della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha. Da allora il Burundi vive in uno stato di tensione permanente, tra violenze commesse dalle milizie filo-governative e quelle di alcuni gruppi di guerriglia che si oppongono al Presidente.(22/09/2017 Fonte: Agenzia Fides)
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