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Edizione del 27/09/2026

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Rivista Africa
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italia

    kean
    SPORT

    Quando l’azzurro è anche un po’ nero

    di Enrico Casale 2 Novembre 2019
    Scritto da Enrico Casale

    Un anno e mezzo fa, a maggio del 2018, il nuovo corso dell’Italia di Mancini iniziava all’ombra di uno striscione: «Il mio capitano ha sangue italiano», esposto da alcuni tifosi contro Mario Balotelli, primo capitano di colore della nazionale.

    Subito dopo, Mancini ha fatto esordire il primo classe 2000 nella nazionale maggiore, Moise Kean, in amichevole contro gli Stati Uniti. Oltre ad aver finalmente iniziato a proporre un gioco all’altezza delle grandi rivali internazionali degli ultimi anni, l’Italia sta dando spazio in nazionale ai nuovi italiani, ormai un dato di fatto nella nostra società, nonostante l’ottusa opposizione di chi crede che «non esistono neri italiani».

    Il primo calciatore di colore a scendere in campo con la maglia dell’italia risale al 1996, e fu il difensore italo-nigeriano del Foggia Joseph Dayo Oshadogan in un match dell’Under21. In verità, Matteo Ferrari – padre italiano, madre guineana, e lui nato in Algeria – aveva esordito nell’Under15 già l’anno precedente, e da lì al 2004 avrebbe vestito la maglia di ogni nazionale azzurra, vincendo un campionato Europeo Under21 e un bronzo olimpico; Ferrari fu capitano dell’Under21 e disputò 11 partite nella nazionale maggiore, finendo anche nella rosa per gli Europei del 2004, sotto la guida di Giovanni Trapattoni.

    Fabio Liverani, il regista italo-somalo di Perugia e Lazio, arrivò in azzurro nel 2001, sempre con Trapattoni.
    Ai suoi tempi, il Trap non diede mai un’occasione all’ala del Chievo Christian Manfredini, ma da lì in avanti la presenza di giocatori di colore in azzurro diventò sempre meno infrequente. Angelo Ogbonna e Mario Balotelli sono stati i due volti di una nuova Italia multietnica capace di arrivare in finale degli Europei del 2012: Balotelli, ghanese nato a Palermo ma adottato da una famiglia bresciana – un po’ come Manfredini, ivoriano adottato da una famiglia salentina – è stato ed è tutt’oggi il principale esempio del calcio multiculturale italiano.

    E se la nazionale maggiore ha avuto finora poco feeling con i giocatori di colore, quella giovanile è da anni ormai il punto d’incontro tra ragazzi italiani di differenti origini: nella squadra attualmente allenata da Gigi Di Biagio trovano spazio il portiere italo-indonesiano della Sampdoria Emil Audero, il terzino destro di origine ghanese Claud Adjapong del Sassuolo, e l’attaccante vercellese di origini ivoriana della Juventus Moise Kean.

    Nell’anno successivo ai Mondiali che hanno segnato l’affermazione delle nazionali multietniche, anche in Italia andrebbe finalmente riconosciuto e accettato il fenomeno. In questi anni abbiamo visto passare in azzurro giocatori come Stefano Okaka, Stephan El Shaarawy, Karim Laribi, Alfred Gomis e Adam Masina: tutti di origine africana, eppure tutti italiani. Perché è la società in cui viviamo, e lo sport non può fare a meno di esserne lo specchio.

    Valerio Moggia
    www.calcioafricano.com

     

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    2 Novembre 2019 0 commentI
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