Khalid Wad Albaih è un artista e vignettista sudanese, attivista per i diritti civili. Vive a Oslo con moglie e figli, ma è cresciuto all’interno della diaspora sudanese in Qatar. Nel 2024 viene invitato a Venezia, per una residenza di due settimane, mentre è in corso la Biennale d’Arte intitolata, quell’anno, “Straniero ovunque”. Il graphic novel Zugag (Wetlands, 2026, pp. 160, € 18) è il diario del suo soggiorno lagunare, scandito da intoppi, incontri e riflessioni su cosa significhi essere uno straniero “professionista” come lui, o professionisti della resistenza, come quei veneziani che provano a sottrarsi al turismo e alla mercificazione della loro città o, anche, come suo padre che si era ostinatamente rifiutato di lasciare la casa, dopo l’ingresso dei janjaweed a Khartoum.
«Il suo gesto – scrive – mi ha fatto riflettere: quante battaglie vengono combattute soltanto per rimanere? Forse la lotta non è solo per una casa, ma per il diritto di restare quando il mondo insiste che tu te ne vada». Da suo padre ai palestinesi e all’arte il passo è breve. Un giorno, all’ingresso del padiglione Azero, sente dire: «Questi idioti sono dappertutto. Siamo qui per vedere l’arte. Perché devono rovinare ogni cosa?». Gli «idioti» erano studenti raccolti in un sit-in per la Palestina. «Quel dialogo, colto casualmente, abbinato alla vista della protesta è stato un pugno nello stomaco. Mi ha ricordato duramente la realtà da cui nessuna forma d’arte può astrarsi. Ha reso evidente la differenza che fa nel cosiddetto “mondo dell’arte” prendere posizione per la Palestina».
Zugag è la parola usata in Sudan per indicare i vicoli delle città storiche in cui è facile smarrirsi e che sfociano immancabilmente nella casa di qualcuno. A Khalid è capitato di perdersi in Sudan mentre cercava la sua casa di infanzia e a Venezia, per le calli. E poi di ritrovarsi, straniero e resistente.



