Sudan | Prima condanna per Al-Bashir

di Enrico Casale
omar al bashir

È arrivata la prima condanna per Omar al-Bashir, l’ex presidente sudanese deposto lo scorso aprile dopo mesi di proteste popolari. Ieri, sabato 14 dicembre, un tribunale di Karthoum lo ha riconosciuto colpevole di riciclaggio di denaro e corruzione e lo ha condannato a due anni di reclusione.

È la prima sentenza emessa contro l’ex «uomo forte» del Sudan, che ha governato il Paese per 30 anni. Contro di lui pende anche un ordine di arresto della Corte penale internazionale con l’accusa di crimini di guerra e genocidio, in relazione al conflitto nel Darfur negli anni 2000. I generali sudanesi hanno però dichiarato che non estraderanno Bashir alla Corte penale internazionale dell’Aja e il governo di transizione in carica, composto da militari e civili, non si è ancora pronunciato.

L’ex presidente è accusato anche per l’uccisione di manifestanti durante le proteste che iniziarono nel dicembre dello scorso anno contro il carovita ma che poi si erano trasformate in una rivoluzione che le forze di sicurezza cercarono di reprimere uccidendo decine di contestatori.

L’accusa si riciclaggio gli era stata mossa dopo il sequestro di milioni di dollari, euro e sterline sudanesi compiuto nella sua residenza dopo le sue dimissioni imposte da un golpe militare. Per la sentenza di ieri è possibile un appello. Nel frattempo Bashir, 75 anni, sarà affidato a una struttura di recupero statale per detenuti anziani. Prima della lettura della sentenza, suoi sostenitori hanno brevemente interrotto il processo ma sono stati allontanati dall’aula in cui l’ex presidente è comparso con la tradizionale tunica bianca e turbante.

 

 

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