Sudan – Mano dura della polizia sui manifestanti

di Enrico Casale
scontri in sudan
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Le forze di sicurezza del Sudan hanno sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti a Khartoum. Centinaia di persone sono state prese di mira fuori da una moschea di Omdurman nonostante gli attivisti avessero chiesto che le proteste si potessero svolgere dopo le preghiere del venerdì. Proteste scoppiate anche a Khartoum nord e in altre città, tra cui Port Sudan e Atbara.

Almeno 19 persone sono morte negli ultimi nove giorni di proteste anti-governative ha ammesso lo stesso governo. Ma martedì, Amnesty International ha dichiarato che, secondo le sue fonti, sono almeno 37 i manifestanti uccisi.

In una dichiarazione congiunta, diversi gruppi coinvolti nelle proteste hanno dichiarato che nove esponenti di spicco dell’opposizione sono stati arrestati a Khartoum. Secondo quanto riferito, tra gli attivisti in prigione ci sarebbe Siddiq Youssef, un alto dirigente del Partito comunista sudanese, oltre a leader baathisti e nasseristi. Un portavoce dell’intelligence ha però negato gli arresti.

Le proteste sono scoppiate il 19 dicembre, dopo che il governo ha annunciato aumenti dei prezzi per il carburante e il pane. Le proteste hanno poi convogliato anche rivendicazioni più ampie arrivando a chiedere le dimissioni del presidente Omar al-Bashir, in carica da 29 anni e accusato dalla Corte penale internazionale di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità (su di lui pende un mandato di cattura internazionale).

Gli attivisti lo accusano anche di aver gestito male l’economia. Nell’ultimo anno, il costo di alcuni beni è più che raddoppiato, mentre la sterlina sudanese ha perso valore. Il crollo dell’economia è iniziato dopo la secessione del Sud Sudan nel 2011. Negli accordi per l’indipendenza, tre quarti delle ricchezze petrolifere di Karthoum sono state assegnate a Juba facendo così mancare al Sudan una fonte preziosa di entrata e di valuta pregiata.

L’economia è stata messa a dura prova anche da oltre 20 anni di sanzioni statunitensi, che sono state revocate solo nell’ottobre 2017. Gli Usa avevano introdotto sanzioni economiche accusando il Sudan di sponsorizzare gruppi terroristici.

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