Sudan – Manifestazioni, dura repressione

di Enrico Casale
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La polizia sudanese ha fatto ricorso ai gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti tornati in strada oggi a Khartum per chiedere le dimissioni del presidente Omar al Bashir. Secondo quanto riferiscono i media locali, le forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa sono intervenute per impedire ai manifestanti di raggiungere il palazzo presidenziale.

Analoghe proteste sono in corso nelle città di Port Sudan e Gadaref. Le proteste, che hanno causato finora la morte di almeno 22 manifestanti (oltre 40 secondo Amnesty International), sono scoppiate lo scorso 19 dicembre contro il caro-vita ma hanno assunto nelle ultime settimane sempre di più una i connotati di una sommossa contro Bashir, al potere dal 1989, il quale ha finora sempre fermamente respinto tale ipotesi, puntando il dito a più riprese contro «i traditori e gli agenti stranieri» che complottano contro il Sudan. «Non abbiamo alcun problema perché l’esercito non sosterrà i traditori, ma sostiene la patria e le sue conquiste», ha detto Bashir, rivolgendosi nelle scorse settimane ai militari di stanza in una base militare nei pressi della città di Atbara, a nord-est della capitale Khartum.

Bashir ha ribadito l’impegno del suo governo ad aumentare le pensioni per i sudanesi «che hanno sacrificato le loro vite per il paese», sottolineando che sono in corso dei piani per la costruzione di nuovi alloggi per i cittadini appartenenti alle classi sociali meno abbienti. «Continuiamo a prestare attenzione ai bisogni dei lavoratori e a ai loro problemi per risolverli», ha aggiunto il presidente sudanese. Nelle scorse settimane, nel tentativo di placare le proteste, le autorità sudanesi hanno bloccato l’accesso alle principali piattaforme di social media utilizzate per organizzare e trasmettere le proteste anti-governative, come denunciato da diverse organizzazioni non governative, secondo cui gli utenti dei tre principali operatori di telecomunicazioni del paese – Zain, Mtn e Sudani – hanno affermato che l’accesso a Facebook, Twitter e WhatsApp è reso possibile solo attraverso l’uso di una rete privata virtuale (Vpn).

Le proteste, scoppiate lo scorso 19 dicembre in seguito al rincaro dei prezzi del pane e del carburante, hanno provocato finora la morte di numerose persone (22 per il governo, almeno 40 secondo Amnesty International) e l’arresto di almeno 816 dimostranti, come reso noto dal ministero dell’Interno.

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