Il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, ha autorizzato l’invio dell’esercito nelle province del Capo Occidentale e Gauteng per contrastare la crescente violenza legata alla guerra tra bande armate e all’attività mineraria illegale.
Durante il suo discorso di ieri sullo stato della nazione, Ramaphosa ha affermato che la criminalità organizzata è diventata “la minaccia più immediata per la nostra democrazia, la nostra società e il nostro sviluppo economico”. “Non possiamo combattere la criminalità organizzata procedendo con cautela. Dobbiamo agire con tolleranza zero e far valere tutta la forza della legge”, ha insistito.
Nella provincia del Capo Occidentale le comunità locali sono testimoni degli scontri tra gruppi rivali coinvolti nel traffico di droga, nell’estorsione e negli omicidi su commissione, mentre nel Gauteng, sindacati minerari illegali, comunemente noti come “zama zamas”, si sono trincerati in pozzi abbandonati. Una situazione che sta alimentando guerre per le risorse e provocando violenti scontri con la polizia, oltre a danni all’ambiente.
Ramaphosa ha affermato che l’esercito supporterà la polizia sudafricana nella stabilizzazione delle aree ad alto rischio, nello smantellamento dei sindacati illegali e nel ripristino della sicurezza pubblica.
La criminalità violenta ha reso il Sudafrica uno dei Paesi più pericolosi al mondo in tempo di pace, con una media di oltre 20.000 omicidi all’anno in un Paese di circa 63 milioni di abitanti. Il fenomeno è finito sotto i riflettori anche a causa dei recenti attacchi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui i bianchi stanno affrontando un genocidio in Sudafrica.



