Sudafrica, Ramaphosa guadagna tempo nel caso Farmgate

di claudia
Cyril Ramaphosa eletto leader del partito di Mandela

Un tribunale sudafricano si è pronunciato a favore della richiesta del presidente Cyril Ramaphosa di sospendere temporaneamente un’inchiesta parlamentare volta a stabilire se debba essere messo sotto accusa in relazione al cosiddetto scandalo “Farmgate”.

Il giudice dell’Alta corte del Capo Occidentale, Andre le Grange, ha sospeso le audizioni della commissione parlamentare «in attesa della decisione di questa corte in merito al ricorso del ricorrente», un riferimento al caso presentato da Ramaphosa contro le conclusioni di una commissione indipendente, la quale aveva messo sotto accusa il capo di Stato, nel 2022, per un caso di furto di ingenti somme di denaro nascoste in una sua fattoria privata.

La sentenza concede di fatto più tempo a Ramaphosa, tempo che il presidente spera di poter impiegare per riabilitare il proprio nome.

In tribunale, il suo team legale aveva sostenuto che non sospendere i lavori della commissione di impeachment fino a quando non fosse stata emessa una sentenza sull’altro suo caso avrebbe potuto causargli un danno irreparabile alla reputazione. Tre giudici hanno esaminato la questione: due si sono pronunciati a suo favore. La sentenza di maggioranza significa che, fino a quando l’altro suo caso non sarà esaminato e concluso, il procedimento di impeachment non potrà proseguire.

Il presidente ha rilasciato una dichiarazione poco dopo la sentenza di venerdì, affermando di aver preso atto della decisione della corte e di «rispettarla».

La sentenza ha invece suscitato diverse reazioni nel mondo politico sudafricano. L’Alleanza democratica, il secondo partito più grande della coalizione di governo, ha affermato che la sentenza non è stata inaspettata, ma non ha «impedito alla commissione di proseguire con i lavori preparatori». Il partito di opposizione guidato da Zuma, uMkhonto weSizwe (Mk), ha accusato il presidente di aver utilizzato i tribunali per bloccare un’indagine volta a far luce su quanto accaduto nella sua fattoria privata. L’Anc, infine, ha accolto con favore la sentenza e ha esortato gli altri partiti ad «astenersi da distorsioni a sfondo politico» durante lo svolgimento del procedimento legale.

Tutta la vicenda risale al 2020, durante una rapina nella fattoria privata del presidente a Phala Phala, nella provincia di Limpopo, dove ladri rubarono del denaro – almeno 580.000 dollari in banconote statunitensi – che era stato nascosto in un divano della proprietà presidenziale.

Tuttavia, i dettagli del furto sono emersi solo due anni dopo, quando l’ex capo dei servizi segreti del Paese, Arthur Fraser, ha messo in luce l’accaduto in un dossier esplosivo inviato alla polizia. Fraser, stretto alleato del predecessore di Ramaphosa, Jacob Zuma, ha allora accusato il capo dello Stato di aver nascosto il furto alla polizia e alle autorità fiscali. Poiché il denaro rubato era in valuta estera, ciò significa che potrebbero essere state violate anche le leggi sul controllo dei cambi.

Da parte sua, Ramaphosa afferma che il denaro proveniva dalla vendita di bufali.

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