Sudafrica, morte della regina Zulu: intrighi e complotti a corte

di Valentina Milani
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

E’ morta improvvisamente, giovedì scorso, 29 aprile, la regina Shiyiwe Mantfombi Dlamini Zulu, 65 anni, reggente del popolo Zulu dopo la morte del marito, il re Goodwiil Zwelithini, avvenuta il 12 marzo. Due lutti in poche settimane che hanno scosso l’etnia Zulu, la più numerosa del Sudafrica, che ora si trova a fare i conti con non poche incognite: sul futuro ma anche su quanto accaduto.

La regina ad interim è morta per una malattia non specificata una settimana dopo che era stata ricoverata in ospedale. Questo è ciò che si sa e non ci sono prove che si tratti di un crimine. Ma negli ultimi giorni hanno iniziato a circolare voci che parlano di complotto e avvelenamento. A dare man forte a tali supposizioni le continue liti sul testamento all’interno della famiglia reale, che conta niente di meno che altre cinque mogli di Goodwiil e ventotto figli di cui solo otto della defunta.

Ma andiamo per gradi. Nata in eSwatini nel 1956, Shiyiwe Mantfombi Dlamini Zulu era la terza consorte di Goodwill Zwelithini e pare che fosse la “moglie preferita” (Great Wife): era di sangue reale e quindi adatta ad avere un figlio di sangue blu come successore. In caso il re fosse mancato era destinata a scegliere il nuovo sovrano.

In base alle ultime volontà del re, lette di fronte alla sola famiglia reale (duecento membri tra figli, cognati, nuore e generi) e una dozzina di avvocati, la famiglia doveva infatti osservare tre mesi di lutto, nei quali la reggente sarebbe stata Mantfombi. Una volontà che ha fatto pensare a molti che sul trono Zulu sarebbe appunto probabilmente salito il favorito per la successione, il suo primogenito Misuzulu, 47 anni, ma una sfida legale giorni dopo la morte della regina sta ostacolando la successione.

Come ricostruisce Bbc, un esperto di calligrafia è stato coinvolto per cercare di dimostrare che la firma sul testamento del re è stata falsificata, come sostengono le sue figlie dal suo primo matrimonio. La loro madre, la regina Sibongile Dlamini, l’ex prima moglie scalzata da Mantfombi, ha portato la sua lotta per il trono all’Alta Corte di Pietermaritzburg, dove ha chiesto una quota del 50% del suo patrimonio più il riconoscimento come unica moglie legale del defunto re chiedendo quindi di fermare l’incoronazione della reggente. La prima udienza sarebbe stata il 7 maggio, ma la regina al centro delle diatribe non c’è più.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta domenica, la principessa Thembi ha negato le voci secondo cui la regina zulu sarebbe stata avvelenata dalla famiglia reale. Ma una spaccatura pubblica si è aperta tra la principessa Thembi e il principe Mbonisi, che hanno condotto la conferenza, e il primo ministro della defunta regina, Mangosuthu Buthelezi, che si è detto “arrabbiato” per il fatto che la principessa abbia detto di non essere stata invitata a un incontro chiave perché “sminuisce” gli altri e “non ci dà spazio per discutere liberamente delle questioni”. Lo stesso Buthelezi, quando la regina era ancora in vita, aveva parlato al giornale Sowetan di presunte registrazioni di conversazioni compromettenti. “E’ una cosa sgradevole e divide la famiglia. Oltretutto è un modo per minare alla base la regina, che in questo momento è a capo della nazione”.

Numerose le insinuazioni e gli elementi, ma quale la posta in gioco? Il trono non ha un potere politico formale e il ruolo del monarca all’interno della società sudafricana è in gran parte cerimoniale, ma rimane enormemente influente e gode di un budget annuale finanziato dai contribuenti di più di 4,9 milioni di dollari. Il trono ha anche una forte autorità morale sugli 11 milioni di Zulu che compongono la comunità.

La regina sarà sepolta con una cerimonia privata alle “prime luci dell’alba” di giovedì, ha annunciato lunedì Buthelezi precisando che la sua salma sarà trasportata da Johannesburg al suo palazzo reale di KwaKhangelamankengane a Nongoma oggi, mercoledì 5 maggio, in preparazione della sepoltura.

(Valentina Giulia Milani)

Condividi

Altre letture correlate: