Sierra Leone: eppure si vota…

di Matteo Merletto
Sierra Leone: eppure si vota...

L’ultima manifestazione del partito di governo in Sierra Leone prima delle elezioni ha avuto uno slogan particolare: “Noi Siamo Cinesi”, hanno urlato le centinaia di dimostranti.

Noi siamo cinesi è una sorta di programma, quello del presidente uscente Koroma protagonista di una apertura senza precedenti del paese agli investimenti delle imprese pubbliche e private della Cina interessata alle ricche miniere di ferro e bauxite della Sierra Leone che sono tra le più grandi del mondo. Un tema, dunque della campagna elettorale che ha chiamato più di tre milioni di elettori alle urne su quasi sette milioni e mezzo di abitanti. Significa che più di metà della popolazione non ha la maggiore età.

Un paese giovanissimo che va alle elezioni dopo due catastrofi come la devastante guerra civile del decennio a cavallo del secolo, e l’epidemia di ebola. Eppure si vota. Non è poco. Sedici i candidati alla successione del presidente Koroma che ha fatto due mandati e non può ripresentarsi. Il candidato del suo partito, All People’s Congress, è l’attuale ministro degli esteri, Samura Kamara. Il più accreditato degli sfidanti e l’ex generale Julius Mada Bio, del Sierra Leone People Party.

La Sierra Leone è un piccolo paese ma molto ricco: ferro, bauxite ma anche diamanti. La guerra civile fu combattuta proprio per controllare la regione del Kono, quella dei diamanti appunto. Tutte risorse che non stanno sulla costa, ma poche centinaia di chilometri all’interno. Una distanza che in un paese senza strade è enorme. Ecco perché i cinesi – costruttori di infrastrutture a prezzi e tempi competitivi – sono un tema del prossimo futuro.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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