Senegal, la misteriosa malattia dei pescatori

di Celine Camoin
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Sono tornati dal mare affetti da dermatosi, papule su varie parti del corpo e del viso, edemi al volto, ipertermia congiuntivale e in alcuni casi cefalee e febbre, centinaia di pescatori senegalesi. Il fenomeno ha raggiunto proporzioni preoccupanti, spingendo le autorità sanitarie nazionali ad avviare un’indagine sulle cause di questa misteriosa malattia che ha già colpito circa 700 pescatori.

I primi casi sono comparsi a Thiaroye-sur-Mer, un villaggio alla periferia di Dakar, ma ben presto altri casi sono stati registrati in altre località nei pressi della capitale come Mbao, Rufisque, e anche più lontano, come a  Mbour (85 chilometri) Touba Dialaw (70 chilometri) Yene (60 chilometri) e persino a Saint-Louis,  circa 270 chilometri a nord.

Finora è stata esclusa l’origine virale o batterica della patologia, che non sembra trasmissibile. Il ministro della Sanità, Abdoulaye Diouf Sarr, ha rassicurato i consumatori affermando che nulla lascia pensare che il pescato possa essere contaminato. Venerdì, il ministro si è recato presso il centro sanitario di Mbour per visitare pescatori ricoverati, assieme ai titolari del ministero della Pesca e dell’Economia marittima Alioune Ndoye, e dell’Ambiente e dello Sviluppo sostenibile, Abdou Karim Sall.

Dai primi risultati delle ricerche, sembrerebbe esclusa l’origine chimica e una parte delle indagini si sta orientando verso le reti dei pescatori e le alghe, forse tossiche, che le reti monofilamenti utilizzate raccolgono in grande quantità. Tra l’opinione pubblica, è circolata anche l’ipotesi di sostanze velenose buttate in mare dai grandi pescherecci per tenere lontane le piroghe dei pescatori locali.

Lungo i 700 chilometri di coste nazionali, la pesca è fondamentale per l’economia e l’alimentazione.

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