Se anche il Ciad finisce fuori controllo…

di Valentina Milani
soldato ciadiano
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Quanto avvenuto in Ciad, ovvero la morte del presidente Idriss Deby Itno in circostanze ancora da chiarire ma nell’ambito di scontri fra esercito e ribelli, “non potrà non avere effetti” su un Paese da tempo considerato come il braccio armato dell’occidente in un contesto regionale instabile come quello saheliano. Ad affermarlo a Rivista Africa / InfoAfrica è Giovanni Carbone, responsabile del Programma Africa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) e docente dell’Università degli studi di Milano. 

“L’arrivo di Mahamat Déby, ovvero del figlio del defunto capo di Stato, alla guida del Paese mi ricorda per certi versi Joseph Kabila, che subentrò al padre in Repubblica democratica del Congo” dice Carbone. Paesi diversi, e in maniera diversa complessi il Ciad e il Congo, secondo l’africanista dell’Ispi solo il tempo dirà se il Paese convergerà su questa figura come a suo tempo fece il Congo su Kabila. Una fase di transizione che dipende da diversi fattori, tra cui la portata del movimento ribelle giunto fino alle porte della capitale ciadiana N’Djamena. 

“Ancora una volta, così come era avvenuto per lo stesso Deby quando arrivò al potere nel 1990, è stato un movimento ribelle proveniente dal nord a cambiare le carte del potere a N’Djamena” prosegue Carbone. Ma al di là delle vicende interne, un Ciad instabile significa che salta un pezzo importante in una scacchiera già traballante: “Il Ciad è attorniato da contesti di instabilità e benché non fosse il fulcro della regione era un partner ricercato in virtù di una tradizione di impiego militare e di efficienza del proprio esercito. Il paradosso è che mentre N’Djamena è stata chiamata come elemento capace di contrastare Boko Haram e di sostenere il G5 Sahel, non è stata invece in grado di fermare questo gruppo ribelle”.

La morte di Deby apre in definitiva degli interrogativi di tenuta interna e più in generale di capacità militare a livello regionale di fronte alle sfide poste alla sicurezza: “Un ruolo quello finora giocato dal Ciad per il quale non vedo sostituti” conclude Carbone. 

(Gianfranco Belgrano)

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