Il presidente della Repubblica del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, ricorrerà a un referendum popolare per superare il muro contro muro sulla riforma della Costituzione. Ad annunciarlo sono stati i leader della coalizione Diomaye Président, spiegando che Faye vuole difendere la centralità e la stabilità delle istituzioni di fronte al progetto di legge depositato in parlamento dal Pastef (il partito da cui proviene lo stesso capo di Stato) per modificare 29 articoli costituzionali e approvato ieri dall’Assemblea nazionale con 129 voti favorevoli su 129 presenti.
La riforma rafforza i poteri dell’Assemblea nazionale e del primo ministro, vieta al presidente della Repubblica di guidare un partito politico e istituisce una Corte costituzionale al posto dell’attuale Consiglio costituionale.
Secondo la coalizione che sostiene Faye, però, le modifiche introdotte sarebbero «su misura» per il leader del Pastef ed ex primo ministro, Ousmane Sonko, e stravolgono completamente i testi originali nati dal Dialogo nazionale del 2025 e della Conferenza sulla giustizia del 2024, in una manovra che rischia di indebolire le fondamenta della Repubblica.
Il centro dello scontro istituzionale riguarda un emendamento che limita a sole due volte il potere del presidente della Repubblica di sciogliere l’Assemblea nazionale, lasciando però ai deputati la facoltà di presentare mozioni di sfiducia contro il primo ministro in ogni sessione. Una dinamica che potrebbe far cadere fino a dieci capi di governo, paralizzando l’azione dello Stato. Questa e altre questioni saranno ora sottoposte a una consultazione popolare, di cui ancora manca una data.
La linea della presidenza è stata ribadita da Aminata Touré, coordinatrice generale della coalizione ed ex ministra della Giustizia, la quale ha sottolineato come la maggioranza parlamentare sia ormai del tutto disconnessa dalle reali priorità del Paese. Secondo Touré, mentre i deputati si concentrano su giochi di palazzo, i cittadini senegalesi devono fare i conti con l’imminente stagione delle piogge, la gestione delle sementi e dei fertilizzanti per l’agricoltura, il rischio di inondazioni e la pressante necessità di formazione e lavoro per i giovani e le donne.
Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso il consigliere ministeriale e portavoce della Presidenza della Repubblica, Abdoulaye Tine, che ha escluso il rischio di una vera crisi istituzionale, forte del sostegno compatto espresso contro la riforma da parte di opposizione, società civile e cittadini.



