Rimesse, quando i migranti sono una miniera d’oro

di Enrico Casale
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Aumentano le rimesse degli emigrati africani verso i loro Paesi di origine. Ad affermarlo uno studio dell’Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo). Secondo l’organizzazione internazionale, in 10 anni, nel mondo, il numero di persone che vivono al di fuori del loro Paese è aumentato del 28%. Allo stesso tempo, gli importi dei fondi dei trasferimenti degli espatriati inviati ai loro Stati di origine è cresciuto del 51%, passando da 296 miliardi di dollari nel 2.007 a 445 miliardi nel 2016. Di questi 445 miliardi, il 13% è stato inviato in Africa.

Nel 2016, il continente africano ha ricevuto 60,5 miliardi di dollari, contro i 44,3 miliardi nel 2007, con un incremento del 36%. Ma il continente occupa il terzo posto dietro Asia-Pacifico e America Latina. Sebbene in Africa il numero dei beneficiari sia il doppio rispetto all’America Latina.

I Paesi africani che ricevono l’importo maggiore sono la Nigeria (19 miliardi), seguita da Egitto (16,6 miliardi), Marocco (7 miliardi), Ghana e Algeria (due miliardi ciascuno). Questi cinque Paesi ricevono circa l’80% della somma complessiva. Come vengono spesi questi fondi? Più della metà viene impiegato in consumi di base: cibo, alloggio, vestiti, farmaci.

Secondo il rapporto Ifad, rimane il problema del costo dei trasferimenti. A livello mondiale si è registrato un calo dei costi: nel 2008 rappresentavano il 9,81% del totale inviato mentre nel 2016 si è scesi al 7,45%. Inviare fondi in Africa però è ancora molto oneroso rispetto ad altre zone del mondo. In media, un emigrato africano paga il 10% della somma inviata, con punte del 15% se deve mandare soldi nell’Africa meridionale.

La ricerca dell’Ifad mette in evidenza un altro dato importante. I cittadini all’estero ogni anno cumulano remunerazioni per oltre tremila miliardi di dollari: il 15% sono inviati nel Paese di origine, il resto rimane al Paese di residenza. Per i Paesi occidentali si tratta di una «perdita» minima, solo lo 0,7% del Pil. Per i Paesi africani, invece, le rimesse rappresentano più del 3% del Pil nazionale. Per sei Paesi, le rimesse rappresentano addirittura più del 10% del Pil: il 31% in Liberia, il 22% in Gambia; 20% nelle Comore; il 18% in Lesotho e il 14% in Senegal.

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