Pratica ancora lo schiavismo. Mauritania sospesa dall’Agoa

di Marco Simoncelli

A partire dal prossimo anno la Mauritania non beneficerà più dei vantaggi commerciali concessi dagli Stati Uniti nel quadro dell’accordo African Growth and Opportunity Act (Agoa) lanciato nel 2000. Il presidente statunitense Donald Trump ha giustificato questa decisione accusando il governo di Nouakchott di non aver fatto sufficienti progressi in materia di lotta contro la schiavitù, secondo quanto riporta Rfi.

“Le pratiche di lavoro forzato come la schiavitù ereditaria non possono esistere nel 21esimo secolo” ha affermato il vice-rappresentante per il commercio statunitense C.J. Mahoney, aggiungendo di sperare che “la Mauritania lavori con gli Stati Uniti per eradicare queste pratiche ed essere di nuovo elegibile e far rinstaurare l’Agoa”.

Grazie all’Agoa molti paesi africani possono esportare beni a prezzi vantaggiosi o senza dazi verso gli Stati Unitia apatto che vengano rispettati alcuni criteri di governance e rispetto dei diritti umani. Nonostante la schiavitù in Mauritania sia stata formalmente abolita nel 1981, viene ancora largamente praticata. Il Global Slavery Index 2016, calcolava che su 4 milioni di abitanti, 43mila vivrebbero ancora in condizioni di schiavitù, ma in realtà potrebbero essere molti di più. E ciò nell’indifferenza, se non nella complicità, delle autorità.

La Mauritania non è il primo paese ad essere sospeso dall’accordo. In passato anche il Gambia e lo Swaziland (oggi eSwatini) sono stati sospesi e poi reintegrati proprio l’anno scorso. Gli Usa utilizzano spesso l’Agoa per esercitare delle pressioni sui governi africani.

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