Pirati sconfitti a Est, forti a Ovest

di Enrico Casale
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PiratiNel Golfo di Aden i pirati sono stati sconfitti, ma l’Africa non si è ancora liberata della piaga della pirateria. Secondo un report del gruppo Oceans Beyond Piracy, nel 2013 (ultimi dati disponibili) non è stato sequestrato naviglio nell’Africa orientale e sono stati effettuati solo 23 tentativi di abbordaggio (tutti andati a vuoto). Una drastica riduzione rispetto alle 47 navi sequestrate e ai 200 tentativi effettuati nel 2010. Questo calo ha rappresentato un calo del 50% dei costi per gli armatori che non devono più spendere denaro per garantire la sicurezza dei loro convogli. Se le acque dell’Africa orientale sono diventate più tranquille, quelle dell’Africa occidentale continuano a essere infuocate. Nel 2013, nel Golfo di Guinea i pirati hanno attaccato 51 volte, il 7% in più rispetto al 2010.

I pirati dell’Africa orientale hanno scopi diversi da quelli dell’Africa occidentale. Se i primi sequestrano le navi unicamente per chiedere un riscatto, i secondi mirano soprattutto alle petroliere dalle quali pompano il combustibile che poi rivendono a raffinerie illegali.

Le forze di sicurezza dell’Africa occidentale possono però imparare qualcosa dalla positiva esperienza dell’Africa orientale. Essendo il Golfo di Aden una via commerciale strategica per le relazioni economiche tra Asia ed Europa, molti Paesi occidentali hanno inviato proprie navi da guerra come scorta ai mercantili. Per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, le cinque potenze mondiali (Cina, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia) hanno schierato proprie unità per un obiettivo comune. Negli ultimi cinque anni si sono alternate diverse missioni: una dell’Unione europea, una della Nato e alcune organizzate autonomamente da singoli Paesi (Cina, Giappone, India, Malaysia, Russia). Anche il Golfo di Guinea è però importante per l’Europa considerata soprattutto la ricchezza petrolifera. Così le potenze occidentali potrebbero muoversi compatte nello stesso modo.

Ma anche dal punto di vista tecnico-militare c’è molto da imparare. Negli ultimi anni i mercantili sono stati dotati di «armi» particolari che hanno funzionato da deterrente agli abbordaggi: cannoni ad acqua, cannoni sonori (che emettono frequenze che disturbano e spaventano), laser (che accecano gli aggressori), reti che intrappolano i motori fuoribordo, schiuma scivolosa sulle pareti delle navi, barriere anti rampini.
I mezzi ci sono, adesso è l’ora di metterli in campo.

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