Pierre e Mohamed,di Adrien Candiard

di Matteo Merletto

Chi è Pierre? Chi è Mohamed? Mohamed, musulmano come suggerisce il nome, è un giovane algerino poco più che ventenne. Ha trovato un lavoro: autista. Chauffeur di un vescovo, Pierre Claverie. Tra i due, una relazione che va ben oltre il rapporto di lavoro. Per entrambi è, nonostante la differenza di età, amicizia. Amicizia è una parola chiave per la piccola Chiesa algerina. Lo era particolarmente nel decennio di piombo, gli anni Novanta. Per «amicizia» nei confronti della gente algerina – non per eroismo –, monaci (di Tibhirine), religiose e missionari (tra cui quattro Padri bianchi) sfidarono le concrete minacce dei terroristi “islamici”. In diciannove caddero: sono stati beatificati poche settimane fa, a Orano, dove Claverie era vescovo.

L’Editrice Missionaria Italiana, oltre ad avere pubblicato le storie di vita di questi nuovi martiri, narrate dal postulatore della causa di beatificazione (Thomas Georgeon, «La nostra morte non ci appartiene»), offre anche questo piccolo gioiello. L’autore, domenicano come “Pierre”, ha montato una pièce teatrale (finora oltre mille repliche) all’insegna della semplicità ma di grande impatto. Nell’unità di luogo e di tempo – l’ultima giornata di vita di Pierre e di Mohamed, a Orano – alterna testi letterali del vescovo, che ha lasciato molti scritti, specialmente sul dialogo islamo-cristiano, a riflessioni “inventate” di Mohamed Bouchikhi. Immaginate ma estremamente verosimili, anche alla luce del breve ma denso testamento spirituale che il ragazzo, conscio dei rischi che correva, aveva già preparato. I due moriranno assieme, il 1° agosto 1996, squarciati dalla stessa bomba, mescolando il loro sangue.

La prefazione è di Timothy Radcliffe, che all’epoca era maestro generale dell’ordine domenicano; la postfazione, dell’attuale vescovo di Orano, Jean-Paul Vesco.

Emi, 2018, pp. 83, € 9,50

(Pier Maria Mazzola)

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