Onu: «Burundi meno democratico»

di Enrico Casale
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In Burundi si sta assistendo a un progressivo restringimento degli spazi democratici e delle libertà pubbliche. A denunciarlo è la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite in un rapporto reso pubblico ieri, 2 aprile, prima della riunione del Consiglio dei diritti umani a Ginevra. La Commissione, che non è riconosciuta dalle autorità burundesi, mette in discussione la «normalizzazione» messa in campo dal governo e invita la comunità internazionale a «vigilare» in vista delle elezioni del 2020.

La Commisisone osserva che «gravi violazioni dei diritti umani sono in corso dal maggio 2018». «Esecuzioni sommarie, sparizioni, arresti arbitrari e detenzioni, oltre a casi di tortura, violenze sessuali e restrizioni alle libertà civili – continua il rapporto -. Sono violazioni di matrice prettamente politica».

Gli oppositori sono particolarmente presi di mira, inclusi i membri del nuovo partito di Agathon Rwasa. Ma non sono gli unici, ricorda Françoise Hampson, un membro della commissione d’inchiesta. «Il restringimento dello spazio democratico e la restrizione delle libertà pubbliche si stanno intensificando – afferma l’esperto britannico -. I media sono censurati. Le organizzazioni non governative sono strettamente controllate. Anche le Chiese sono ora nel mirino del potere burundese».

Rénovat Tabu, rappresentante del Burundi a Ginevra, ha respinto le accuse, denunciando «una valutazione soggettiva degli eventi». «Il popolo burundese – ha detto – è stanco di rapporti falsi, revisionisti e provocatori. Il 2015 è servito da lezione. Lavoreremo per consolidare la pace, la riconciliazione e la democrazia». Rénovat Tabu assicura che i preparativi per le elezioni del 2020 si stanno svolgendo tranquillamente nel Paese.

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