Nigeria: disturbi psichici in aumento in tutto il Paese

di Valentina Milani
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Il professor Bamidele Owoyele, docente presso l’Università di Ilorin nello Stato nigeriano di Kwara, ha detto che ogni quattro pazienti da lui visitati, almeno uno soffre di problemi mentali. Il dato conferma la stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui circa 50 milioni di nigeriani soffrirebbero di una forma di disagio psichico.

Il problema, secondo Owoyele, interessa tutto il Paese e può essere in parte ricondotto al consumo di droghe, sempre più diffuso, e all’autoprescrizione di farmaci. Anche la pandemia da covid 19 tuttavia sta impattando su una situazione caratterizzata da grandi fragilità.

Owoyele ha fatto questa affermazione intervenendo a una conferenza internazionale di psichiatri organizzata dal Centro di Psichiatria dell’Università di Ilorin.

La legislazione sulla salute mentale della Nigeria è stata emanata per la prima volta nel 1916 ed è stata chiamata Lunacy Ordinance, ossia Ordinanza sulla follia. Nel 1958, queste leggi furono emendate per dare a medici e magistrati il ​​potere di trattenere un individuo affetto da malattia mentale. Ribattezzate Lunacy Act del 1958, queste leggi non sono state modificate da allora.

La Nigeria sta attualmente affrontando un’emergenza globale dei diritti umani nella salute mentale. I dati suggeriscono che circa l’80% delle persone con gravi problemi di salute mentale in Nigeria non può accedere alle cure.

Con meno di 300 psichiatri per una popolazione di oltre 200 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali risiede in aree urbane, la cura delle persone con malattie mentali è tipicamente lasciata in gestione alle famiglie, che raramente hanno i mezzi anche culturali per affrontarla e sono spesso condizionate dallo stigma sociale.

Psichiatri e operatori ritengono una riforma della legge sulla salute mentale, in linea con gli standard internazionali, urgentemente necessaria. Owoyele ha invitato il governo federale e le amministrazioni dei singoli stati a aumentare le risorse indirizzate alla salute pubblica, affermando che il 2% del bilancio attuale è una percentuale troppo bassa.

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