Nigeria: aumento violenza, c’è una relazione con il covid

di Valentina Milani
Bandiera Nigeria sangue
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Nel nord-ovest della Nigeria, le chiusure del confine con il Niger legate al covid hanno aumentato la disoccupazione e ridotto il commercio per le comunità di confine, riducendo significativamente la fiducia tra i membri della comunità e rafforzando i gruppi armati di banditismo.

Lo ha rilevato l’amministratrice delegata di Mercy Corps, Tjada D’Oyen McKenna, in occasione della presentazione di uno studio sul collegamento tra covid 19 e rischio di maggiore conflittualità locale, citando tra l’altro l’ultimo rapporto annuale di Acled che esamina i dati dell’anno passato sulla violenza politica e l’attività di dimostrazione in tutto il mondo.

Secondo Acled i gruppi armati hanno sfruttato le crescenti difficoltà economiche e le lamentele per reclutare nuovi membri. I rapimenti e le sparizioni forzate, compresi quelle riguardanti gli scolari, sono aumentati del 169% in Nigeria dal 2019 al 2020.

La Nigeria occupa la quinta posizione nella classifica Mercy Corps dedicata alle nazioni caratterizzate da più alti livelli di conflittualità, basata appunto sui dati Acled. Le prime quattro posizioni sono occupate, in ordine, da Afghanistan, Yemen, Messico e Siria.

Mercy Corps è una organizzazione umanitaria non governativa americana, presente in particolare nei contesti di transizione che hanno subito, o che sono stati sottoposti a varie forme di instabilità economica, ambientale, sociale e politico. Mercy Corps è presente in 16 paesi africani.

Presente in Nigeria dal 2012, lavora nelle regioni più periferiche, fornendo assistenza urgente e salvavita e rafforzando la resilienza delle comunità. Nel 2019, riferisce l’organizzazione, gli interventi di Mercy Corps avrebbero impattato positivamente sulla vita di oltre 984.000 persone in tutto il paese.

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