Gli Stati Uniti gli hanno l’ingresso nel Paese e la possibilità di diventare il primo arbitro somalo a partecipare a una Coppa del Mondo di calcio. Ma al suo ritorno a Mogadiscio, Omar Artan ha ricevuto un’accoglienza da eroe. Migliaia di persone si sono radunate nello stadio della capitale somala per rendere omaggio al 34enne direttore di gara, considerato uno dei migliori arbitri africani e premiato nel 2025 dalla Caf (la Confederazione africana di calcio) come arbitro dell’anno.
Tra applausi, cori e fotografie, Artan è diventato il simbolo dell’orgoglio nazionale e delle aspirazioni di un’intera generazione di sportivi somali. «Ricorderò questo giorno per sempre», ha dichiarato commosso ai suoi sostenitori. La sua esclusione dai Mondiali 2026, motivata dal non meglio precisati legami con persone sospettate dagli Usa di far parte di organizzazioni criminali, ha suscitato indignazione nel Paese africano e acceso un dibattito internazionale sul rapporto tra sicurezza, mobilità e inclusione nello sport globale. Per molti somali, a essere respinto non è stato soltanto un arbitro, ma il sogno di vedere la propria bandiera rappresentata sul più grande palcoscenico del calcio mondiale.



