Niger, fine settimana di massacri

di Stefania Ragusa
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«Un atto di repressione contro la resistenza che le popolazioni hanno dimostrato contro i jihadisti». Così il ministro dell’Interno nigerino, Alkache Alhada, ha definito i due massacri avvenuti nel fine settimana in due diversi villaggi del dipartimento di Ouallam, nell’ovest del Paese, nella zona dei ‘tre confini’, vicino al Mali e al Burkina Faso. Il bilancio delle stragi sarebbe di un centinaio di vittime, in particolare 70 i morti a Tchombangou e 30 a Zaroumdareye, secondo numeri riferiti dal sindaco del comune di Tondikiwindi, che amministra i villaggi presi di mira da due colonne di centinaia di terroristi giunti in moto.

I due villaggi si trovano a circa 120 chilometri a nord della capitale Niamey, nella regione di Tillabery, al confine tra Mali e Burkina Faso. Questa cosiddetta area dei ‘tre confini’ è un obiettivo regolare per i jihadisti, sia in Niger che in Mali, che in Burkina Faso. Secondo alcune fonti, il raid sarebbe stato compiuto in segno di vendetta in seguito alla morte di due ricognitori, uccisi dai membri di gruppi di autodifesa. Il presunto capo della banda, Maii Touwo, è noto ai servizi di intelligence militare: si dice sia originario di un villaggio vicino.

Ieri pomeriggio, una delegazione ufficiale guidata dal primo ministro Brigi Rafini e dal ministro dell’Interno si è recata sul posto per fornire sostegno morale alle popolazioni. Il presidente della repubblica, Mahamadou Issoufou, ha presentato le sue condoglianze e ha definito gli attacchi «codardi e barbari». I  funzionari hanno portato cibo e medicine alle popolazioni. Secondo diverse fonti, tutti i granai alimentari dei due villaggi sarebbero stati incendiati dai jihadisti. Secondo le autorità, gli abitanti sopravvissuti all’attacco sono fuggiti in massa verso sud e la città di Mangaizé, a 40 chilometri di distanza.

Da anni l’area dei ‘tre confini’ ha dovuto affrontare un aumento delle minacce alla sicurezza con la recrudescenza di attacchi terroristici che hanno fatto centinaia di vittime civili e militari. «Questo massacro di civili segna una nuova svolta in questa guerra al terrorismo nel Sahel, e in particolare dal Niger, perché da mesi e nonostante l’importante sistema di sicurezza messo in atto con il supporto militare delle forze francesi e americane, gruppi terroristici si stanno insediando e assumendo il controllo di diversi villaggi dove i servizi statali non sono presenti da tempo», scrive il sito ActuNiger.

Oltre ai conflitti intercomunitari che interessano l’area, i gruppi terroristici sono impegnati in una guerra di posizionamento nella stessa area in cui vengono regolarmente segnalate diverse battaglie tra fazioni rivali. In questa nuova guerra la popolazione è ancora tenuta in ostaggio e paga a caro prezzo, una situazione che amplifica le minacce alla sicurezza e aggrava il contesto di sicurezza già segnato da un afflusso di sfollati e rifugiati nell’area. Nella regione meridionale di Diffa, inoltre, i civili vivono sotto la minaccia del gruppo radicale nigeriano Boko Haram. Soltanto il 13 dicembre scorso, almeno 27 civili erano stati uccisi nel villaggio di Toumour, in un attacco attribuito al gruppo islamista.

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