Nessuna donna dovrebbe morire dando la vita

di AFRICA

di Silvana Leone

Tanzania mother babyI capi di stato riuniti, lo scorso 27 gennaio, per il vertice dell’Unione Africana, hanno rinnovato il loro impegno per ridurre il tasso di mortalità materna nel continente. Questo incontro si è svolto nellíambito della Campagna per accelerare la riduzione della mortalità materna in Africa (CARMMA), lanciata nel maggio 2009 dall’Unione Africana (UA) e l’United Nations Population Fund (UNFPA), per avvicinare l’Africa al raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo del Millennio 5 (Migliorare la salute materna, diminuire di tre quarti il tasso di mortalità materna fra il 1990 e il 2015).

Dal suo avvio in Mozambico, 37 paesi hanno aderito alla campagna. L’obiettivo di CARMMA è sviluppare il dialogo politico, l’advocacy e la mobilitazione della società civile per promuovere l’impegno politico in tutto il continente, aumentare le risorse e promuovere la salute materna.

Nella prefazione all’ultimo Rapporto del 2013, la presidente dell’UA, NkosazanaDlamini-Zuma, ha parlato di tassi di mortalità maternae infantile inaccettabili. “Quello che le donne in altri paesi – soprattutto nel mondo sviluppato – danno per scontato, come la normale funzione fisiologica del parto pergarantire la continuazione della specie umana, in Africa significa mettere a rischio la propria vita. La morte di una madre non è solo la morte di un individuo, significa che la sopravvivenza dei bambini che lascia non è garantita. La perdita di una madre è una perdita per la famiglia e la comunità”.

Un recente studio condotto dalla rivista medica The Lancet ha dimostrato che una donna in Africa sub-sahariana ha quasi 100 volte più probabilità di morire a causa della gravidanza e delle complicazioni del parto di una donna in un paese ricco. Lo stesso studio afferma inoltre che otto dei dieci paesi con il maggior numero di morti materne sono in Africa, con la Nigeria e la Repubblica Democratica del Congo in cima alla lista. Il tasso di mortalità non è l’unico aspetto da considerare, per ogni morte connessa alla gravidanza, ci sono circa 20 donne che hanno sofferto di complicazioni prima, durante e dopo il parto, che lasciano spesso le madri e i bambini con disabilità permanenti. Gravi emorragie dopo il parto, infezioni, ipertensione e aborti clandestini sono, secondo l’UNFPA, le cause più comuni delle complicazioni e delle morti correlate alla gravidanza.

Il Benin è uno dei paesi che ha fatto passi in avanti verso la riduzione dei decessi connessi alla gravidanza, migliorando la raccolta dei dati nelle cliniche e negli ospedali. Ogni morte è ora registrata in modo che si possa capire perchè le donne muoiono e come si possa evitare ciò.

Un’altra delle soluzione per ridurre il tasso di mortalità materna, è impedire i matrimoni delle bambine. In Niger, più dei tre quarti delle donne si sposano da adolescenti. Secondo un rapporto dell’UNICEF, le ragazze di età compresa tra 10 e 14 hanno cinque volte più probabilità di morire durante la gravidanza rispetto alle donne tra i venti.

Anche se CARMMA è focalizzata principalmente sulla salute delle donne, gli uomini svolgono un ruolo importante in questa campagna. Per il Ministro della Salute beninese, la partecipazione degli uomini è fondamentale, “senza di loro non saremo riusciti a ridurre il tasso di mortalità materna”. Nel tentativo di coinvolgere gli uomini in questi sforzi, il Benin ha recentemente avviato un progetto in base al quale gli uomini sono invitati a partecipare alle consultazioni prenatali con le loro mogli.

I principali esperti come Michelle Bachelet, direttore esecutivo di UN Women, sono convinti che pochi paesi africani saranno in grado di ridurre la mortalità materna del 75% nel 2015. Fino ad ora, la Guinea Equatoriale è l’unica nazione africana tra i dieci paesi in tutto il mondo ad aver raggiunto l’OSM 5.

Nonostante la situazione sia drammatica e i dati sconfortanti, è importante guardare ai progressi che si stanno realizzando in tutto il continente. Le sfide non mancano, ma sono sempre più chiari gli obiettivi da raggiungere e le strategie da attuare, anche grazie alla crescente consapevolezza dei governi di porre con urgenza questi temi nella loro agenda politica.

Scarica il Rapporto 2013 “Campaign on Accelerated Reduction of Maternal Mortality”

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