La Namibia vuole mettere mano al suo programma di gestione comunitaria delle risorse naturali per rispondere a sfide sempre più pressanti, come i conflitti tra popolazione e fauna selvatica e le critiche internazionali alla caccia conservativa. Lo ha annunciato a Windhoek la ministra dell’Ambiente Indileni Daniel, definendo il modello – noto come Cbnrm – un pilastro per tenere insieme tutela ambientale e sviluppo economico.
Avviato negli anni Ottanta e reso operativo nel 1996, il programma ha contribuito al recupero di specie come elefanti, ghepardi e rinoceronti neri. Oggi conta 87 aree di conservazione e 48 foreste comunitarie, copre oltre il 60% delle terre comunitarie e coinvolge circa 244mila persone.
Nel 2025 il settore ha generato 109 milioni di dollari namibiani (circa 6 milioni di euro) e più di 2.500 posti di lavoro. Restano però diverse criticità: una governance ancora fragile, una distribuzione dei benefici non sempre equa e tensioni ricorrenti tra comunità locali e fauna selvatica. Per questo il governo sta lavorando anche a un piano di finanziamento di lungo periodo per rafforzare il programma.



