Marocco, la società civile contro la legge che autorizza il lavoro minorile domestico

di Enrico Casale
piccola domestica in marocco
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piccola domestica in maroccoIn Marocco, la società civile sta combattendo una dura battaglia affinché il Parlamento non approvi la normativa che legalizza il lavoro minorile domestico. Il progetto di legge, presentato dal Governo d Rabat, autorizzerebbe il lavoro dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni come domestici nelle case. E ciò nonostante il Paese sia firmatario delle convenzioni internazionali per la protezione dei diritti dei minori. Se è vero che questa norma obbliga i datori di lavoro ad assumere regolarmente i ragazzi, garantendo loro il diritto alla malattia e i versamenti previdenziali, è anche vero che rappresenta un balzo indietro di decenni e permetterebbe ai giovani di lavorare invece che frequentare normalmente la scuola come i loro coetanei.

«È la legalizzazione di una pratica degna di un’altra epoca – denuncia Bouchra Ghiati, presidente dell’associazione che lotta contro il lavoro minorile domestico -. Come può un bambino di 16 anni essere in grado di firmare un contratto? Un assistente sociale come può fare le ispezioni sul posto sapendo che la legge marocchina protegge la proprietà privata?».

Un gruppo di associazioni, sostenute dall’Unicef, ha chiesto che il Governo, invece che legalizzare il lavoro minorile, alzi l’età minima per il lavoro a 18 anni, in conformità con la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo. Secondo uno studio del 2010, sarebbero tra i 60 e gli 80mila i ragazzi sfruttati come «camerieri» in condizioni degradanti di lavoro e di vita, per non parlare degli abusi sessuali che spesso subiscono in silenzio.

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