Le ripercussioni in Africa della morte di al-Baghdadi

di Raffaele Masto

L’Africa è ormai un territorio al quale il jihadismo internazionale ha rivolto le sue attenzioni. Mai come oggi le formazioni del terrorismo internazionale hanno occupato vaste zone del continente.

La Nigeria e molti altri Paesi della regione del Lago Ciad, per esempio, sono stati colpiti delle attività dell’Isis o dei gruppi affiliati. Molti si chiedono quale impatto avrà la morte di Abu Bakr al-Baghdadi nella regione in cui Boko Haram, la formazione del leader al-Barnawi, e il gruppo affiliato all’Isis, chiamato Provincia dell’Africa occidentale dello Stato Islamico (Iswap), hanno ucciso migliaia di persone e costretto allo sfollamento di milioni di persone, in particolare nel Nord della Nigeria.

Boko Haram, guidato da Abubakar Shekau, ha promesso fedeltà all’Isis di al-Baghdadi nel 2015. Ma le divisioni in Boko Haram sono emerse nel 2016 dopo che l’Isis ha allontanato Abubakar Shekau come leader sostituendolo con Abu Musab al-Barnawi. Ciò ha causato molta tensione tra gli insorti con base in Nigeria. Shekau ha continuato a guidare Boko Haram mentre Barnawi ha continuato a guidare l’Iswap.

Finora non c’è stata alcuna reazione ufficiale da parte di Boko Haram o dall’Iswap alla morte di Baghdadi. Ma alcuni analisti locali affermano che la morte potrebbe avere risvolti positivi soprattutto per la fazione di Shekau, Boko Haram, dato che il suo attuale leader è stato allontanato e non riconosciuto dal gruppo di Baghdadi.

Ma per l’Iswap di Barnawi la morte sarà probabilmente un duro colpo, dato il sostegno che riceve dall’Isis. La scomparsa di Baghdadi potrebbe riaccendere il conflitto della leadership all’interno dell’Iswap.

Quindi la morte di Baghdadi potrebbe non avere un impatto significativo su queste formazioni che operano intorno al Lago Ciad. Altri analisti sostengono però che l’attuale leadership dell’Iswap nell’Africa occidentale potrebbe cercare di rassicurare i suoi membri, nonostante la scomparsa del loro leader globale. Una cosa improbabile è che la morte di Baghdadi colpisca l’ideologia dell’Iswap, a livello sia locale che internazionale.

Per le altre formazioni del jihadismo che operano principalmente nel Sahel, cioè quelle che in questi anni hanno attaccato le capitali di Burkina Faso e Mali, e la città di Grand-Bassam in Costa d’Avorio, non ci dovrebbero essere ripercussioni, dato che si tratta di gruppi che aderiscono al cartello di al-Qaeda e non a quello dell’Isis. Stesso ragionamento si può fare per l’altra importante formazione jihadista che opera in Africa orientale a partire dalla Somalia, cioè i miliziani di al-Shabaab.

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