Il presidente della Somalia, Hassan Sheikh Mohamud, ha respinto con fermezza il riconoscimento da parte di Israele dell’indipendenza del Somaliland, definendo la mossa “una violazione della sovranità nazionale” e rinnovando l’appello al dialogo per risolvere la disputa interna.
In un discorso trasmesso dalla televisione nazionale, Mohamud ha affermato che la Somalia è uno “Stato libero e indivisibile” e che nessun documento esterno, incluso quello firmato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, può legittimare una scissione territoriale. Ha accusato Israele di perseguire interessi strategici piuttosto che il benessere della popolazione del Somaliland e ha ringraziato i governi e le organizzazioni internazionali che hanno sostenuto l’integrità territoriale somala.
Il riconoscimento di Israele, annunciato alla fine del 2025, riguarda il Somaliland, regione autonoma che ha dichiarato l’indipendenza dalla Somalia nel 1991, ma non è mai stata ufficialmente riconosciuta da nessun altro Stato (a eccezione di Taiwan con la quale mantiene rapporti politici e commerciali). L’iniziativa di Tel Aviv ha suscitato ampia condanna internazionale, inclusa dall’Unione africana, dalla Lega Araba, dall’Unione europea e da numerosi governi regionali, che considerano il gesto una violazione del diritto internazionale e un pericolo per la stabilità regionale.
Mohamud ha ribadito che il governo federale resta impegnato nel dialogo con i leader di Somaliland per affrontare le “vecchie questioni politiche” e superare le divisioni, pur avvertendo che azioni unilaterali potrebbero avere ripercussioni negative sull’economia e sulla sicurezza della Somalia.
Le autorità di Hargeisa hanno negato che il riconoscimento israeliano comporti la presenza di basi militari o la gestione di questioni demografiche delicate (cioè la deportazione degli abitanti di Gaza), sostenendo che la loro cooperazione con Israele si limita a relazioni diplomatiche e vantaggi economici.
La Somalia ha inoltre respinto le accuse degli Stati Uniti secondo cui le autorità somale avrebbero distrutto un magazzino del Programma Alimentare Mondiale (Wfp) finanziato da donatori internazionali e sottratto aiuti alimentari destinati ai civili.

In una dichiarazione ufficiale, riportata dall’agenzia di stampa Sonna, l’esecutivo ha chiarito che le scorte di alimenti rimangono sotto la custodia e il controllo del Wfp, inclusi i generi forniti dagli Stati Uniti, e che i lavori di espansione e riconversione del porto di Mogadiscio, dove si trovava il deposito, non hanno influenzato la gestione o la distribuzione dell’assistenza umanitaria. Il governo ha aggiunto che la questione è in corso di riesame da parte di un comitato tecnico inter-agenzie insieme ai partner umanitari e ha riaffermato il suo impegno per la trasparenza e il rispetto dei principi umanitari.
L’iniziativa statunitense di sospendere l’assistenza al governo somalo è giunta dopo l’allarme lanciato dal Dipartimento di Stato Usa, che sostiene che le autorità somale avrebbero demolito il magazzino del Wfp senza coordinamento con i donatori. Secondo il Wfp, il magazzino conteneva circa 75 tonnellate di alimenti destinati a gruppi vulnerabili come donne incinte, madri che allattano e bambini.
La disputa rischia di intensificare le tensioni nelle relazioni bilaterali tra Mogadiscio e Washington, già segnate da controversie su gestione dell’aiuto e questioni migratorie, mentre continua l’esame internazionale sulle modalità di stoccaggio e distribuzione degli aiuti nel paese.



