La Nigeria insorge contro la violenza della polizia

di Enrico Casale
polizia nigeriana
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La Squadra speciale anti-rapina (Sars) è stata sciolta, ma in Nigeria le proteste continuano. Grazie ai social network, il movimento #EndSars si è diffuso a macchia d’olio e la gente continua a scendere in strada per chiedere la fine delle violenze e delle sopraffazioni delle forze dell’ordine.

Tutto è nato da un video pubblicato sul Web nei giorni scorsi. Nelle immagini si vedono poliziotti trascinare fuori da un albergo due civili che vengono poi picchiati. Al video sono poi seguite immagini di abusi della polizia. Video e immagini sono ben presto diventati virali e da essi è nato il movimento #endsars che ha ottenuto il sostegno di figure di spicco del mondo dello sport, come il calciatore Marcus Rashford, e dello spettacolo, come l’attore John Boyega. Alle proteste su Internet sono poi seguite dimostrazioni per le strade delle principali città della Nigeria. Nei cortei molti ventenni e trentenni spinti da esperienze personali di abusi da parte delle forze di sicurezza.

Abusi che sono molto diffusi. Amnesty international ha documentato almeno 84 casi di tortura, ed esecuzioni extragiudiziali da parte delle Sars. Da anni i membri della squadra compiono arresti arbitrari, violenze e maltrattamenti. Più volte è stato annunciato lo scioglimento del reparto o un suo ridimensionamento, ma la decisione è sempre stata rimandata. Fino a domenica quando il presidente Muhammadu Buhari ha annunciato: «La Squadra speciale anti-rapina della Forza di Polizia nigeriana è stata sciolta con effetto immediato. Questo è il primo passo verso una riforma complessiva delle forze dell’ordine».

Le proteste però sono proseguite. La società civile teme che gli agenti dell’unità disciolta vengano assegnati ad altri reparti. Il direttore di Amnesty International in Nigeria, Osai Ojigho, ha dichiarato: «L’annuncio dello scioglimento non soddisfa le richieste di responsabilità e giustizia per gli abusi commessi dall’unità e dalla polizia in generale. Le autorità di polizia devono fare passi concreti per garantire che tutti gli agenti accusati di aver commesso violazioni dei diritti umani siano indagati e assicurati alla giustizia».

Ufficialmente, lunedì, un agente di polizia e un civile sono stati uccisi a Lagos, la principale città della Nigeria. Testimoni oculari hanno però detto che le vittime sono di più, soprattutto tra i manifestanti. Un consigliere del presidente Muhammadu Buhari ha condannato l’uso di proiettili veri sui cortei.

Il movimento #endsars ha chiesto al presidente il rilascio dei manifestanti arrestati e giustizia per le vittime delle forze dell’ordine. «Serve anche un’indagine condotta da una commissione indipendente – osservano i responsabili -. È necessario fare luce sulle violenze. Ma vogliamo anche una polizia seria i cui agenti siano ben pagati e abbiano una formazione adeguata per affrontare i problemi dell’ordine pubblico».

(Enrico Casale)

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