La furia del ciclone “Idai”

di Marco Simoncelli

La tempesta tropicale “Idai” sta avendo conseguenze devastanti Mozambico, Zimbabwe e Malawi. Ci sono centinaia di vittime e danni ingenti a causa delle alluvioni e dei venti forti. Nelle aree rurali più povere in decine di migliaia sono isolati a causa delle strade fuori uso e del black-out telefonico. Sono in complesso più di un milione e mezzo le persone colpite dal ciclone nei tre Paesi dell’Africa australe, secondo dati Onu e fonti governative ufficiali. Sono stati distrutti scuole, ospedali, infrastrutture e attività di sussistenza, spazzate vie da acqua e vento.

In Mozambico il ciclone ha toccato terra nella città portuale di Beira, il secondo centro urbano più importante del Paese, con piogge e venti fino a 170 chilometri orari. I suoi 500.000 residenti sono ora senza elettricità e, considerando che anche le comunicazioni sono state danneggiate, la città è isolata, come riporta l’Istituto Nazionale della Gestione dei Disatri (INGC). «Case ed alberi sono distrutti e i tralicci sono abbattuti», hanno dichiarato diverse fonti sul posto, e le poche immagini che arrivano ai media testimoniano la devastazione, con tetti rimossi dalle abitazioni e alberi sradicati. Secondo quanto riportato da Africanews, si contano già 19 vittime in città.

Fonti delle Nazioni Unite avevano già confermato nei giorni scorsi più di cento vittime fra Malawi e Mozambico per le forti piogge e inondazioni che interessano da settimane i due Paesi, e hanno annunciato l’invio di alimenti a sostegno degli abitanti.

Il peggio della tempesta in Mozambico era atteso per ieri, ma ora si muove verso l’entroterra e sta perdendo il suo stato di ciclone molto lentamente. Ha già iniziato a spostarsi verso ovest in direzione del Malawi e dello Zimbabwe. Qui, infatti, come riportato dalla Reuters, ha già causato più di 24 vittime e almeno 40 dispersi nel Sud-est delPpaese nella sola giornata di ieri. Diverse Ong parlano di disastro biblico, che ha spazzato via case e ponti.

Il Mozambico, Paese più colpito fino ad ora, è considerato il 3° Paese più a rischio in Africa per quanto riguarda gli eventi meteo estremi, con la siccità al Sud e le alluvioni al Centro e al Nord. È stato colpito da forti cicloni in passato, incluso Eline, che nel 2000 ha provocato la morte di 350 persone e lasciato altre 650.000 sfollate.

In tutte le zone colpite sono a rischio i raccolti, già danneggiati dalla siccità dei mesi precedenti, ed è alta la probabilità che possano propagarsi patologie idriche come il colera, che l’anno scorso ha già mietuto numerose vittime in diversi focolai nella regione. Tutto fa temere l’inizio di una crisi umanitaria nelle zone alluvionate.

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