Il Sudan ha un nuovo governo (quasi) civile

di Enrico Casale
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Con otto giorni di ritardo rispetto a quanto previsto dall’accordo del 17 agosto, Abdalla Hamdok ha reso nota la lista del governo sudanese, il primo dalla caduta di Omar al-Bashir ad aprile. «È l’inizio di una nuova era. Se ci riusciremo, verrà costruito un nuovo Sudan», ha detto il primo ministro in una conferenza stampa.

Il gabinetto conta 18 ministri ai quali se ne aggiungeranno due nominati direttamente dal premier. I membri saranno quindi venti, come previsto nell’accordo. Tra questi, quattro donne, incluso il capo della diplomazia, Asma Mohamed Abdallah. Un passo avanti verso un maggiore ruolo delle donne nella politica del Paese, anche se l’Unione femminile aveva richiesto che il numero dei ministri donna fosse uguale a quello degli uomini. «È giusto averne solo quattro? Certo che no. Ma è un buon inizio», ha detto Abdalla Hamdok.

Il nuovo capo del governo, un ex economista delle Nazioni Unite, ha incluso alcuni tecnocrati tra i quali spicca Ibrahim Elbadawi, ex economista della Banca mondiale, nominato ministro delle Finanze. Tuttavia, c’è anche una delle figure di spicco delle rivolte degli ultimi mesi: Maddani Abbas Madani che sarà ministro del Commercio e dell’Industria. Come previsto, la giunta militare ha nominato due membri: il tenente generale Gamal Omar alla Difesa e Idriss Traifi all’Interno.

Il primo governo sudanese post-Bashir è per lo più civile. Ma l’esecutivo ha due teste. È infatti affiancato dal Sovrano consiglio a guida militare che rimarrà in carica per il primo anno e mezzo. C’è poi da dar vita al nuovo Parlamento.

Il capo del governo ha annunciato che la sua squadra si metterà subito al lavoro per rimettere il Paese sulla giusta strada. Il primo compito sarà quello di rilanciare l’economia in un contesto di inflazione dilagante, valuta indebolita, disoccupazione e instabilità sociale.

Secondo Munzoul Assal, professore alla Khartoum University, il primo ministro dovrà reintegrare il Sudan nell’economia mondiale. Qualche giorno fa Abdalla Hamdok ha chiesto agli Stati Uniti di revocare le sanzioni. Diversi Paesi stranieri stanno spingendo in questa direzione. La nomina del governo, un passo importante nella transizione, dovrebbe fornire ulteriori garanzie alla comunità internazionale.

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