Il leader del Tigray: «Non ci arrenderemo»

di Enrico Casale
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«Non ci arrenderemo». Così Debretsion Gebremichael, il leader del Tigray ha respinto l’ultimatum del primo ministro Abiy Ahmed di arrendersi. «Continueremo a combattere – ha detto – perché siamo un popolo che ha propri valori ed è capace di morire per essi».

Il primo ministro Abiy Ahmed domenica ha lanciato un aut-aut alle milizie chiedendo loro di arrendersi entro 72 (cioè entro domani, mercoledì 25 novembre) o l’offensiva dell’esercito federale sarebbe ripartita ancora più violenta. Ha detto inoltre che l’esercito circonderà a breve Macallè, la capitale tigrina, e ha avvertito i 500.000 residenti che probabilmente gli scontri saranno durissimi.

Debretsion Gebremichael ha negato che Macallè sia circondata e ha detto che i combattimenti continuano nella regione settentrionale. «Abiy – ha continuato – non sa chi siamo. Siamo persone di principio e pronte a morire in difesa del nostro diritto di amministrare la nostra regione». Il leader del Tigray ha anche affermato, secondo l’agenzia di stampa Reuters, che le affermazioni del governo su Mekelle sono una copertura per la necessità di riorganizzarsi dopo che l’esercito è stato sconfitto su tre fronti.

La guerra di propaganda è come un fumo che nasconde quanto sta realmente avvenendo sul terreno ma, da quanto trapela, gli scontri sono molto intensi e hanno fatto migliaia di vittime e decine di migliaia di sfollati. È un conflitto all’ultimo sangue nel quale nessuno dei due contendenti può permettersi di perdere. I leader tigrini sanno che, se fossero sconfitti, probabilmente, verrebbero spazzati via dalla scena politica e la loro regione diventerebbe marginale negli equilibri federali. Allo stesso tempo, se il premier Abiy perdesse la battaglia, dovrebbe affrontare le pretese indipendentistiche degli altri popoli che compongono la federazione: amhara, somali, oromo, ecc.

Poi naturalmente bisognerà ricucire i rapporti con la popolazione tigrina, che lo scorso settembre aveva votato in massa a favore del partito “ribelle” TPLF – il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè – la formazione politica che ha sfidato il potere centrale di Addis Abeba incarnato dal primo ministro Abiy Ahmed Ali. Altrimenti l’insofferenza del Tigray si trasformerà in una guerriglia difficile da soffocare. Le prossime ore saranno decisive per capire i rapporti di forza con cui si uscirà dallo scontro finale di questa guerra: la battaglia di Macallè. Solo la diplomazia e la politica possono scongiurare il temuto bagno di sangue.

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