I netturbini volanti di Bissau

di claudia

In diverse città della Guinea Bissau la pulizia delle strade è affidata agli avvoltoi. Ma le credenze popolari stanno causando una strage. A migliaia si radunano vicino a mercati, mattatoi e in ogni altro luogo dove abbondino i rifiuti. Malgrado la loro cattiva reputazione, sono efficienti spazzini e contribuiscono a mantenere salubre l’ambiente. Ecco perché la loro scomparsa minaccia la salute dell’uomo

di Afonso Câmara – foto di John Wessels / Afp

Volteggiano a centinaia nel cielo di Bissau, si assiepano sui tetti di lamiera, si avventano con bramosia su qualsiasi cosa rientri nella loro dieta. In ogni stagione. Sono gli avvoltoi della capitale della Guinea-Bissau: una presenza fissa, la loro, che fa parte del paesaggio… come i piccioni in Piazza San Marco a Venezia.
Non sono un gran bello spettacolo, intendiamoci: hanno l’aspetto trasandato con il loro piumaggio marrone scuro, un becco lungo e sottile, corona nuda, viso e collo anteriore di colore rosso chiaro e una nuca lanuginosa. La coda a forma di cuneo li rende inconfondibili in volo. Vivono in gruppi numerosi e rumorosi. Gli abitanti non ci fanno caso. I visitatori che vengono da fuori rimangono sorpresi e un poco inquieti al vedere quelle moltitudini di rapaci dall’aspetto sinistro. Colpa della pessima fama di cui godono.

Il capovaccaio pileato, conosciuto anche come avvoltoio incappucciato, si nutre soprattutto di carogne. Ogni giorno decine di migliaia di esemplari si riversano nella città di Bissau in cerca di scarti di cibo

Pessima immagine

Sono considerati i becchini della natura: animali oscuri e opportunisti, spesso collegati alla morte. Decine di film di Hollywood ce li hanno mostrati impazienti di divorare i corpi di persone agonizzanti. In effetti si cibano spesso di carogne: carcasse di animali selvatici e domestici. Ma sono opportunisti e possono anche catturare piccoli mammiferi, rettili, locuste, termiti e uova di altri uccelli. Non solo: l’avvoltoio di Bissau (Necrosyrtes monachus), conosciuto come “avvoltoio incappucciato” o “capovaccaio pileato”, spazza via dalle strade dei mercati lische di pesce e ossa di polli e maiali, gli scarti di lavorazione del mattatoio della città, mucchi di immondizia nei pressi delle abitazioni. «Sono i nostri netturbini», spiega il guardiano del macello di Bissau, talmente abituato alla loro presenza da avere familiarizzato con alcuni esemplari. «Sembrano tutti uguali – dice –. Ma io li riconosco da piccoli segni esteriori: piume diverse, sfumature. Ogni uccello, poi, ha il suo carattere. C’è quello timido, quello intraprendente, quello prepotente». Sarà. Quel che è certo è che la popolazione locale, pur non amandoli, ha imparato a rispettarli, quantomeno ha accettato la convivenza, riconoscendo loro una forte utilità sociale.

Alleati dell’uomo

«Gli avvoltoi svolgono un loro ruolo prezioso e gli abitanti di Bissau lo sanno bene», spiegano gli attivisti della campagna in difesa degli avvoltoi Banvetdiclofenac (banvetdiclofenac.com). «Con la loro dieta necrofaga, eliminano dall’ambiente naturale la minaccia di malattie e di epidemie che possono scaturire dalla putrefazione delle carcasse di animali. Sono grandi alleati degli allevatori, non solo perché ripuliscono l’ambiente naturale, ma anche perché evitano ogni anno il trattamento e l’incenerimento di migliaia di tonnellate di resti animali. In questo modo permettono di far risparmiare nella gestione degli scarti animali milioni di euro, così come di evitare l’emissione di centomila tonnellate di CO2 annue, a beneficio di tutti».
Malgrado le apparenze, il numero degli avvoltoi incappucciati sta drasticamente diminuendo. Nei tre Paesi dell’Africa occidentale dove sono permanentemente residenti – Senegal, Gambia e Guinea-Bissau –, la popolazione è diminuita dell’85% negli ultimi trent’anni

Uccisione di massa

A causare la strage sono stati vari fattori: anzitutto la progressiva perdita del loro habitat e le sempre più frequenti collisioni coi pali delle linee elettriche. Ma anche la caccia indiscriminata e i crescenti episodi di avvelenamento dovuto all’uso di sostanze chimiche nei campi e negli avvelenamenti. A peggiorare le cose c’è la superstizione. Lo scorso maggio, la Vulture Conservation Foundation (VCF) ha diramato la notizia di una vera e propria uccisione di massa di avvoltoi avvenuta in Guinea-Bissau: la più grande strage di capovacci pileatei mai registrata. Sebbene la crisi del Covid-19 abbia notevolmente ostacolato gli sforzi di indagine e recupero, sono state ufficialmente registrate più di 1.800 carcasse di avvoltoi. Ma si teme che il bilancio della strage possa essere considerevolmente più elevato. Secondo alcuni testimoni, gli avvoltoi sarebbero stati uccisi usando esche avvelenate disposte intorno ai villaggi, in modo tale che i loro corpi potessero essere raccolti e usati per rituali tradizionali. Nella regione infatti è diffusa la credenza secondo cui il possesso di teste di avvoltoio porti fortuna e poteri speciali. Almeno 300 degli avvoltoi avvelenati sono stati trovati senza testa. L’elevata domanda di parti del corpo di avvoltoio dei Paesi vicini potrebbe aver avuto un ruolo nelle uccisioni.
José Tavares, direttore di VCF, ha commentato: «La Guinea-Bissau detiene una delle popolazioni più sane di questo uccello, circa un quarto della popolazione globale di capovacci pileatei del continente, ma eventi di questa portata fanno temere per sopravvivenza della specie». «In tutta l’Africa occidentale sono a rischio estinzione per colpa dell’uomo», confermano gli esperti di African Bird Club (africanbirdclub.org). «Ma questi animali sono essenziali per mantenere in salute il nostro ambiente. Senza la loro azione di riciclaggio, le patologie potrebbero contaminare anche fonti di acqua e coinvolgere milioni di persone».

Avvoltoi attendono gli scarti di carne nel principale macello di Bissau. Negli ultimi trent’anni il loro numero in Africa occidentale è calato del 85% a causa dell’uomo

(Afonso Câmara – foto di John Wessels / Afp)

Questo articolo è uscito sul numero 5/2020. Per acquistare una copia clicca qui, o visita l’e-shop

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