Il 3 agosto in Guinea Equatoriale si celebra l’anniversario del Colpo di Stato per la Libertà, la rivolta militare del 1979 che rovesciò il governo sanguinario di Francisco Macias Nguema, portando al potere suo nipote Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. Quel golpe non fece però altro che sostituire una tirannia con una dittatura militare e cleptocratica.
Da allora sono trascorsi 47 anni e questa mattina Obiang, alla tv e alla radio nazionali, non ha risparmiato superlativi nell’elogiare il suo operato e quello dell’esercito, trasformatosi in una milizia al servizio della sua sola famiglia. Ignorando la povertà endemica che affligge la popolazione della Guinea Equatoriale, nonostante l’immensa ricchezza petrolifera del Paese, il presidente ha sfoggiato una fantasiosa classifica per proclamare il suo governo come «un modello di pace» globale. Una pace in realtà mantenuta dal terrore poliziesco, dall’arbitrarietà e dal nepotismo istituzionalizzato.
Oggi Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è il capo di Stato in carica da più tempo al mondo ed è stato ampiamente documentato come nell’ultimo mezzo secolo la famiglia presidenziale abbia utilizzato le immense risorse petrolifere del Paese per arricchimento personale, accumulando patrimoni miliardari all’estero a discapito della popolazione. Le elezioni presidenziali lo hanno costantemente visto riconfermato con percentuali superiori al 90% dei voti, in contesti regolarmente criticati dalle opposizioni e dagli osservatori internazionali per mancanza di trasparenza e libertà democratica.
A metà degli anni Novanta, la scoperta di ingenti giacimenti offshore di petrolio ha trasformato radicalmente la Guinea Equatoriale, facendola diventare uno dei principali produttori di greggio dell’Africa subsahariana e innalzando nominalmente il Pil pro capite a livelli europei. Nonostante l’enorme ricchezza generata dal petrolio, la maggior parte della popolazione vive ancora in condizioni di povertà, con scarso accesso all’acqua potabile, all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Il regime è stato spesso al centro di indagini internazionali per corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici, che hanno coinvolto anche il figlio e vicepresidente Teodorín Obiang, il predestinato a sostituire il padre a capo della dinastia.



