Guerra in Sudan, l’Unione africana non revoca la sospensione del Paese e chiede il cessate il fuoco

di claudia
I paramilitari sudanesi delle Rsf

Il Consiglio di pace e sicurezza (Cps) dell’Unione africana, riunito ieri sotto la presidenza dell’ambasciatore algerino Mohamed Khaled, ha ribadito il proprio impegno per la sovranità, l’integrità territoriale e l’unità del Sudan, ma ha deciso di non revocare – almeno per ora – la sospensione del Paese dalle attività dell’organizzazione.

La mancata riammissione del Sudan rappresenta una delusione per Khartoum, che finora non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Durante la riunione d’emergenza, convocata per affrontare l’evoluzione della crisi sudanese, il Cps ha sollecitato un cessate il fuoco immediato tra l’esercito regolare e le Forze di supporto rapido (Rsf), impegnate da 28 mesi in un conflitto che ha devastato il Paese.

Il Consiglio ha annunciato l’istituzione di un comitato ad hoc incaricato di entrare in contatto con le parti belligeranti, con l’obiettivo di facilitare l’accesso umanitario e costruire le condizioni per una tregua duratura. È stato inoltre auspicato un meccanismo internazionale allargato per favorire il consenso sulla risoluzione del conflitto.

Nel comunicato finale, il Cps ha condannato le azioni dei gruppi paramilitari, la recente formazione di un governo parallelo e le interferenze esterne nel conflitto. La nomina di Kamel Idriss a primo ministro è stata invece accolta positivamente: Idriss aveva chiesto all’Unione africana di reintegrare il Sudan, sostenendo che il Paese avesse ormai soddisfatto i requisiti richiesti. 

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