Premier etiope ammette: “La guerra del Tigray è sfiancante”

di Marco Trovato
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Doveva essere una guerra-lampo. Rischia di diventare uno stillicidio logorante e sanguinario. E dopo i primi proclami vittoriosi arrivano dichiarazioni che fanno trapelare la preoccupazione delle autorità etiopiche.

Quella che l’Etiopia combatte nel Tigray è una “una guerriglia difficile e sfiancante”, che impegna le forze armate di Addis Abeba su “otto fronti”: lo ha ammesso il primo ministro etiopico, Abiy Ahmed, subissato da accuse di atrocità e massacri denunciati contro le sue forze militari e quelle eritree nella regione ribelle.

Abiy Ahmed Ali, 44 anni, da tre premier dell’Etiopia, insignito del Premio Nobel per la pace nel 2019, tra i principali protagonisti della guerra nel Tigray, ha già visto precipitare i suoi crediti nella comunità internazionale e ora rischia di perdere anche il controllo della situazione nella regione settentrionale del Paese…

“La giunta (secessionista) che abbiamo eliminato nel giro di tre settimane si è ora trasformata in una forza di guerriglia, si è mescolata ai contadini e ha iniziato a spostarsi in diversi posti”, ha ammesso Abiy, che ha così dovuto pubblicamente ricredersi sulla rapidità e il successo dell’offensiva dell’esercito etiopico contro i secessionisti del Fronte di liberazione del Popolo tigrino (Tplf) dello scorso novembre, dopo un attacco a una base militare.

Nel frattempo, le forze eritree hanno iniziato a ritirarsi dal Tigray. Lo ha annunciato ai media locali il ministero degli Esteri etiope. La dichiarazione è stata fatta a seguito di rapporti che accusano militari etiopici ed eritrei di violazioni dei diritti umani, inclusi stupri, saccheggi e uccisioni di civili.

“Le truppe eritree che avevano attraversato il confine quando erano state provocate dal Tplf hanno iniziato a lasciare il terreno e la Forza di difesa nazionale etiope ha assunto la sorveglianza del confine nazionale”, è scritto in un comunicato del ministero degli Esteri etiope.

Asmara però non ha mai dichiarato di avere inviato propri militari in Tigray e ha comunque sempre negato la responsabilità per abusi contro i tigrini. Il ministero degli Esteri ha anche affermato che è stato autorizzato il pieno accesso alla regione alle organizzazioni umanitarie e ha esortato i donatori a inviare più cibo e assistenza medica. Ha inoltre annunciato l’avvio di un’indagine congiunta con esperti esterni su presunte violazioni dei diritti umani

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