Enrico Casale ▸ Cosa nasconde il caso “Diciotti”

di Pier Maria Mazzola
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Nel 2017 la sola Germania ha ospitato 325.370 rifugiati, più di tutti gli altri Paesi europei messi insieme. L’Italia? 35.130.

«Se a bordo ci fossero stati degli animali li avremmo trattati meglio». Così ha dichiarato il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas, in un’intervista alla Stampa. E poi ha aggiunto: «Mi preoccupa come uomo e come credente – ammette –. Stiamo ricostruendo un mondo di muri e rischiamo di tornare alla legge del Far West, dove il più forte e il più potente decide sui poveri e sui deboli. Non basta sentirsi la coscienza a posto facendo sbarcare i minori: non si lascia nessuno in mare». Basterebbero queste parole per commentare il caso della nave Diciotti, sulla quale 177 migranti salvati nel Mediterraneo sono costretti a vivere perché il governo impedisce loro di sbarcare.

Se ci fermassimo qui, però, verremmo tacciati di essere i soliti buonisti, giornalisti prezzolati, terzomondisti insensibili alle esigenze degli italiani. Non ci soffermeremo quindi sulla necessità di provare umana pietà nei confronti di individui fuggiti da guerre, regimi totalitari, violenze di ogni genere. Cercheremo di fare un passo avanti.

Ai 177 migranti inchiodati su un’imbarcazione militare attraccata a un molo di Catania viene impedito di scendere. E ci chiediamo: perché a loro viene vietato ciò che, negli stessi giorni, è stato concesso ad altri 277 migranti? Sì, perché secondo i dati ufficiali diffusi dal ministero dell’Interno (il dicastero guidato da Matteo Salvini), dall’inizio del caso che riguarda la nave militare Diciotti sono sbarcati in Italia altri 277 migranti, perlopiù a bordo di piccole imbarcazioni. È un numero inferiore a quelli delle estati scorse – nel 2017 sbarcarono nello stesso periodo quasi 800 migranti – ma superiore ai 177 della Diciotti.

E ancora. Di quale emergenza migranti stiamo parlando? Secondo i dati dello stesso ministero, nei primi otto mesi del 2016 sono arrivati in Italia 105.344 migranti, nello stesso periodo del 2017, 98.076, nel 2018, 19.526. Il calo è dovuto non tanto alle politiche di questo governo quanto a quelle del precedente (anch’esse per alcuni versi criticabili). Se questi dati non bastano, ne aggiungiamo altri. Nel 2017 la sola Germania ha ospitato 325.370 rifugiati, più di tutti gli altri Paesi europei messi insieme. L’Italia? 35.130.

Se questi sono dati inconfutabili, allora perché tanto accanimento contro i 177 della Diciotti? Le ragioni, a nostro avviso, sono due. La prima è elettorale. Matteo Salvini sta parlando “alla pancia” delle persone per aumentare i suoi consensi. La Lega (non più Nord) è in forte ascesa. A molti piace questo atteggiamento sprezzante del leader leghista. Questo suo muoversi facendo la voce grossa. Una strategia che sta pagando in termini elettorali, ma che produce solo chiusure a livello internazionale (come dimostrano le dichiarazioni dei rappresentanti europei) e che ci metterà ancora di più in un angolo.

Alla fine, forse, è proprio questo che il governo vuole. Creare tensione con Bruxelles e gli alleati europei è funzionale a un progetto di progressivo distacco dall’Unione europea, nell’intento di recuperare la sovranità nazionale. Un progetto destinato a fallire sul nascere. In un mondo sempre più globalizzato, solo un’Europa forte potrà tenere testa a Stati Uniti e Cina. In mano ai sovranisti, l’Europa rischia invece di trasformarsi in uno spazio vuoto tra America e Asia.


Enrico Casale è il responsabile della sezione News del sito www.africarivista.it. È stato redattore di Popoli, mensile internazionale dei gesuiti italiani. È autore, insieme a Marco Bello, di Burkina Faso. Lotte, rivolte e resistenza del popolo degli uomini integri (Infinito Edizioni).

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