Egitto | La magia del deserto bianco

di Valentina Milani
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Non si tratta né di neve né di un paesaggio lunare e nemmeno di un’immagine ritoccata: stiamo parlando della porzione di deserto del Sahara che si trova in Egitto, tra le oasi di Farafra e Bahariya, e che arriva fino a Siwa a nord e al confine con la Libia ad ovest. In questi luoghi dà vita a un paesaggio alquanto surreale che sembra uscito da un film di fantascienza.

Il Sahara el Beyda, che non a caso significa ‘deserto bianco’, è un territorio di sabbia bianca cosparso i formazioni di roccia calcarea e gesso che vengono chiamate jardangher all’interno delle quali è possibile scovare anche delle caverne (stargate) che si sono formate dall’erosione causata da vento, sabbia e pioggia.

Analizzando le formazioni rocciose, gli studiosi hanno rinvenuto microrganismi marini e conchiglie fossili che hanno fatto ipotizzare che 40 milioni di anni fa il deserto fosse sommerso dal mare. Ma prima che la zona diventasse desertica, 5 mila anni fa era popolata da civiltà ormai perdute e animali quali leoni, giraffe e gazzelle.

Pare che il deserto bianco sia stato attraversato da Alessandro Magno dopo la conquista dell’Egitto per consultare l’oracolo di Amon. Sembra anche che Cleopatra, partendo da Tebe, lo attraversò per raggiungere Siwa, frontiera del regno dei Faraoni: qui c’era infatti una sorgente color smeraldo circondata da palmeti, nota oggi come “piscina di Cleopatra”. Nello stesso luogo sorge il Monte dei Morti, dove si trovano migliaia di tombe di faraoni.

Il deserto bianco è un luogo magico che all’alba e al tramonto offre uno spettacolo davvero singolare: le formazioni gessose si tingono infatti di rosa e arancione per poi tornare, pian piano, al loro bianco naturale che spicca nella notte e acceca durante il giorno.

(Valentina Giulia Milani)

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