Cpi: in Centrafrica violati i diritti umani

di Enrico Casale
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

fomac-tchadiens-a-damara«Ci sono ragionevoli motivi per pensare che Seleka e Anti Balaka abbiano commesso crimini di guerra e contro l’umanità». È stata molto chiara Fatou Bensouda, procuratrice della Corte penale internazionale (Cpi) nel corso della visita a Bangui, la capitale della Repubblica centrafricana. La sanguinosa guerra civile che ha sconvolto il Paese ha causato almeno cinquemila morti e migliaia di sfollati e rifugiati all’estero. Amnesty International nel suo ultimo rapporto ha parlato di torture, stupri, uccisioni di massa. E le vittime sono quasi tutte civili.

Gli scontri sono iniziati nel marzo 2013 quando, dalle regioni settentrionali, sono avanzate sulla capitale le milizie ribelli Seleka. Dopo pochi combattimenti, il Presidente della Repubblica, François Bozizé, è fuggito e per il Paese è iniziato un periodo di instabilità che, a fasi alterne, dura tuttora. I ribelli Seleka, formate in gran parte da musulmani (e da mercenari sudanesi e ciadiani), hanno attaccato e depredato soprattutto le comunità cristiane. Queste, a loro volta, hanno reagito creando le milizie di autodifesa Anti Balaka, autrici di violenze simili a quelle dei loro nemici, ma dirette verso gli islamici. Gli scontri sono scemati solo con l’arrivo delle truppe francesi e, in un secondo tempo, di quelle dell’Onu e dell’Ue (della quale fa parte un piccolo contingente italiano).

La missione in loco della procuratrice della Cpi rappresenta un fatto importante perché dimostra l’attenzione della giustizia internazionale nei confronti dei possibili abusi dei diritti umani. Prendere atto dell’andamento delle indagini era appunto uno degli scopi della visita di Bensouda. La procuratrice, come ha riferito l’agenzia Misna, ha anche discusso con le autorità di transizione (sotto la guida della presidentessa Catherine Samba-Panza) il tema della Corte penale speciale che il Centrafrica vorrebbe far entrare in funzione in un prossimo futuro: il nodo è quello del rapporto tra le giurisdizioni di quest’ultimo tribunale e di quello dell’Aja. A tal proposito, si è concordato che l’ufficio della Bensouda perseguirà i sospettati di più alto livello mentre la corte locale si occuperà dei subordinati.

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