Camerun, Biya: amnistia per gli anglofoni

di Enrico Casale
paul biya

Il presidente Paul Biya ha ordinato il rilascio di 333 persone detenute nelle carceri camerunesi perché ritenute fiancheggiatrici della ribellione separatista anglofona. Ha deciso inoltre di sospendere i processi nei tribunali militari.

Si tratta delle prime misure attuate dal governo di Yaoundé per raffreddare la crisi in atto nelle province anglofone. Una crisi nata tre anni fa da semplici rivendicazioni in campo linguistico e di procedura giudiziaria, e trasformatasi in breve tempo in un conflitto aperto che ha causato migliaia di morti e almeno 500.000 profughi (molti dei quali nella vicina Nigeria).

La crisi è iniziata quando avvocati e insegnanti hanno scioperato contro l’uso del francese nei tribunali e nelle scuole delle regioni Nord-ovest e Sud-ovest che da sempre invece parlano la lingua inglese. Nell’ottobre 2017, gli attivisti hanno poi dichiarato l’autonomia delle due regioni. Una mossa respinta dal presidente Biya e che ha irrigidito la crisi. Gruppi di separatisti hanno preso le armi contro le forze dell’ordine di Yaoundé, provocando violenti scontri con le forze governative.

La direttiva di Biya, annunciata nella conferenza di pacificazione in corso in questi giorni, non è chiaro se libererà tutti i leader separatisti. I corrispondenti sostengono che è improbabile che l’ordine plachi i ribelli anglofoni che, citando anni di oppressione, insistono sulla necessità di una secessione e della creazione di un Paese nuovo (che hanno chiamato Ambazonia).

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