Angola, ritrovate in una fosse comune altre 500 vittime dei massacri del 1977

di Tommaso Meo
Murales per le vittime del maggio 1977

Più di 500 resti umani sono stati rinvenuti in una fossa comune nel cosiddetto Cimitero 14 di Luanda, capitale dell’Angola, nell’ambito delle indagini sui massacri del 27 maggio 1977 avvenuti sotto la presidenza di Agostinho Neto. Il ritrovamento è il risultato di cinque anni di ricerche e indagini, hanno spiegato i media locali. I resti saranno ora sottoposti ad analisi di laboratorio e test del Dna per consentire l’identificazione delle vittime e supportare le famiglie nel riconoscimento dei propri congiunti.

La Commissione per l’attuazione del Piano di riconciliazione in memoria delle vittime dei conflitti politici (Civicop) ha annunciato che un elenco delle salme riesumate sarà consultabile presso l’Unità centrale di criminalistica di Luanda e nelle altre province del Paese, così da permettere ai familiari di fornire campioni biologici per le verifiche di compatibilità genetica.

La Civicop, istituita nel 2019, si occupa del recupero e dell’identificazione dei resti delle vittime dei conflitti politici che hanno segnato l’Angola tra il 1975 e il 2002. Dal 2021, secondo i dati ufficiali, sono stati riesumati i resti di 316 vittime in otto province e sono stati emessi oltre 3.200 certificati di morte.

I massacri del 27 maggio 1977 rappresentano una delle pagine più controverse della storia angolana post-indipendenza. Dopo un presunto tentativo di golpe attribuito a esponenti dissidenti dell’Mpla, le autorità avviarono una vasta repressione che, secondo organizzazioni per i diritti umani e storici indipendenti, provocò decine di migliaia di morti. Solo negli ultimi anni il governo angolano ha avviatoun processo di riconciliazione nazionale, ma il dibattito sulle responsabilità storiche dell’allora presidente Neto resta ancora aperto nel Paese.

Condividi

Altre letture correlate: