Afrofobia, di Mauro Valeri

di Matteo Merletto
Afrofobia

L’afrofobia rientra evidentemente nella sfera del razzismo, ma con suoi caratteri specifici. È una «paura» che comincia a prendere forma ai primi del Cinquecento e le cui origini l’autore – sociologo e psicoterapeuta, esperto di lungo corso delle questioni razzistiche (oggi è responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio) – sintetizza in tre dimensioni: «paura della ribellione» dello schiavo; «paura del mescolamento», anche se in forma contraddittoria («nelle colonie si registrano numerosi casi di relazioni tra padrone bianco e schiava nera che quasi sempre sin configurano come violenze sessuali impunite»); «paura dell’uguaglianza nei diritti», che compromette la supremazia bianca.

Una storia che da allora non si è più fermata, e che Valeri scandisce per capitoli chiari e ricchi di informazioni e analisi, naturalmente riservando al caso italiano lo spazio che merita: da quando i nostri connazionali non erano «pienamente bianchi» al razzismo fascista (non solo antisemitismo) alla (ri)«scoperta» dell’afrofobia nell’ultimo decennio.

Un libro che si avrebbe torto a ritenere un semplice pamphlet a tesi. È una vera miniera di pagine di storia – dimenticate, sottovalutate, o mai conosciute – esposte in forma chiara, quasi didattica.

– (Mauro Valeri è prematuramente scomparso il 12 novembre scorso).

Fefè Editore, 2019, pp. 217, € 13,00

(Pier Maria Mazzola)

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