Africa | Aids, è ancora emergenza

di Enrico Casale
Aids in Africa

Oggi, 1° dicembre, si celebra la Giornata mondiale contro l’Aids. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel 2018 il virus ha colpito quasi 38 milioni di persone nel mondo. I decessi correlati sono però scesi a 770.000, un terzo in meno rispetto al 2010, e circa 37,9 milioni di persone vivono attualmente con l’Hiv in tutto il mondo.

Le nuove infezioni in tutto il mondo sono diminuite del 40% circa dalla fine degli anni Novanta; nell’Europa orientale e in Asia centrale però questa cifra continua ad aumentare e, negli ultimi sei anni, il 30% dei nuovi casi è stato registrato proprio in questa regione. L’Africa è ancora il continente più colpito. In questa regione è ancora la causa principale di morte e qui vivono ancora i tre quarti dei sieropositivi e dei malati di Aids, e il 90% degli orfani per Aids di tutto il pianeta.

Particolarmente toccate le nuove generazioni. Nel 2016, il 73% dei nuovi casi di Hiv tra adolescenti era localizzato in Africa (fonte: www.avert.org). E si stima che da qui al 2030 ci saranno altri 740mila giovani che contrarranno il virus. A oggi, la metà delle ragazze e dei ragazzi sieropositivi è concentrata in sei nazioni. Cinque di queste appartengono allo stesso continente: Sudafrica, Nigeria, Kenya, Mozambico e Tanzania. Particolarmente seria la situazione nell’Africa orientale.

Tra le organizzazioni più coinvolte sul campo c’è la Comunità di Sant’Egidio con il suo progetto Dream. Sono quasi 6.000 gli adolescenti attualmente in terapia nei centri di salute del programma della Comunità di Sant’Egidio. La metà di loro si trova in Mozambico, più di 1.000 in Malawi e oltre 800 in Kenya.

Combattere l’aids tra gli adolescenti significa, spesso, agire prima che questi vengano messi al mondo. La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze, infatti, contrae il virus per via perinatale; gli altri si infettano attraverso il sesso non protetto. Dal 2002 a oggi, Dream ha fatto sì che 100mila bambini di madri sieropositive nascessero senza contrarre l’Hiv, offrendo alle donne incinte un servizio gratuito e di qualità per prevenire la trasmissione del virus ai figli.

E sono proprio queste stesse giovani donne uno dei gruppi più vulnerabili all’Hiv. Ragazze che spesso vivono in condizioni di povertà o subiscono violenza e non hanno la possibilità di proteggersi.

«Attorno ai centri Dream – conclude Paola Germano, direttrice di Dream – esistono movimenti di adolescenti che hanno superato la fase dello stigma e s’impegnano a parlare dell’Hiv con i coetanei sani, nelle scuole e nei luoghi di ritrovo. Sono movimenti di adolescenti costretti dalla malattia a una maturità interiore precoce, che grazie alle cure e all’inclusione del gruppo ritrovano sicurezza e speranza. Il loro contributo all’abbattimento dello stigma da Hiv tra i giovani è inestimabile».

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